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La comunicazione mediatica delle donne in politica: quali spazi e quali linguaggi

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10    cui il pensiero della differenza sessuale 7 è nato e si è sviluppato, hanno definito le loro posizioni a riguardo. Tale disputa continua ad essere ancora molto viva nei dibattiti femministi, ma non solo, contemporanei. Cercando di sintetizzare: se essere donne è questione di natura, se, dunque, donne si nasce, deve essere possibile stilare una lista o quantomeno fare una descrizione di ciò che per natura è femminile. Questa lista, di ciò che è attributo naturale della donna è nota, lunga se vogliamo, ma anche evidentemente restrittiva se si considera che finisce per dare alle donne una soggettività incompleta proprio in virtù di quelle caratteristiche che naturalmente vengono loro attribuite (la fragilità, la sensibilità coincidono spesso ad un non-poter fare). La natura è da un lato qualcosa di inevitabile e dall’altro reca con sé un significato deontico, creando dunque un modello prescrittivo, una serie di norme. Di conseguenza, come nota anche Sbisà (1995) i discorsi sulla natura delle donne o sulle loro attitudini (sempre naturali) sono quasi in ogni caso, e a prescindere dal contenuto, «prescrizioni travestite da descrizioni» (Sbisà, 1995, p. 1). Se essere donne è invece questione di cultura, se donne si diventa, come sosteneva Simone De Beauvoir (1949, trad. it. 1994) sono donne coloro che, pur senza esserne naturalmente determinate, apprendono a comportarsi secondo le qualità attribuite al femminile. Sensibilità, maggiore cura nei confronti degli altri esseri umani, rapporto con la natura molto più stretto di quanto non sia attribuito ad una cultura maschile. Ovviamente, se tutto ciò è culturalmente determinato è anche revocabile. In altri termini si ci può anche rifiutare di adottare gli atteggiamenti riconosciuti come femminili. Tuttavia, in questo modo il problema si sposta solamente, di certo non si risolve. Ciò che è palese è che in una scala di prestigio sociale, questo tipo di qualità, che o per cultura o per natura vengono fatte corrispondere alla femminilità, hanno sempre avuto un livello piuttosto basso. Il punto era, forse è ancora, come liberarsene e se liberarsene. L’inaccettabilità del “pacchetto” di qualità e di attitudini culturalmente femminili, insieme al posto alquanto dubbio di queste nella scala del prestigio sociale, è palese. Ma non è affatto chiaro quale sia la forma più adatta ed efficace per liberarsene.                                                                    7 Cfr. in questo capitolo p.27.
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La comunicazione mediatica delle donne in politica: quali spazi e quali linguaggi

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Informazioni tesi

  Autore: Emanuela Laino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2005-06
  Università: Università degli Studi della Calabria
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Teoria della comunicazione
  Relatore: Daniele Gambarara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 173

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Parole chiave

femminile
linguaggio
stereotipi di genere
democrazia paritaria
comunicazione mediatica
politica

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