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Istituzioni, opinione pubblica e stampa nella transizione tra Monarchia e Repubblica

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Capitolo I | L’Italia dall’abisso della guerra alla ricostruzione politico-istituzionale 15 laureati cattolici. Per gettare le basi del nuovo partito, dunque, era sufficien- te fare appello ai nuclei già esistenti e alla grande leva dell’Azione Cattoli- ca. Il nuovo partito, fondato nel 1943, non riassumeva la denominazione di “popolare”, ma, quasi a voler simboleggiare l’impegno democratico con cui i cattolici volevano ritornare nella vita politica italiana, prendeva il nome di Democrazia Cristiana (DC) 11 . Tra i nuovi nati, spiccava certamente il Partito d’Azione (PdA), fonda- to a Roma nel luglio del 1942, anche se il nome veniva scelto nel gennaio del 1943 da Mario Vinciguerra 12 . Il partito, all’interno del quale confluiva- no vari filoni, si ricongiungeva idealmente a “Giustizia e Liberta” 13 , che era 11 Lotti, I partiti della Repubblica, cit., pp. 16-17. 12 Mario Vinciguerra aveva dato vita nel 1930, insieme a Lauro De Bosis, ad “Alleanza Naziona- le”, un movimento antifascista, interno e clandestino, di matrice liberale, che auspicava il rove- sciamento del fascismo da parte delle forze tradizionali (Monarchia ed esercito) con l’appoggio della Chiesa. Dopo la fine dell’iniziativa di “Alleanza Nazionale”, stroncata dopo poco tempo da- gli arresti della polizia fascista, Vinciguerra divenne una sorta di “girondino” nell’ambito dell’azionismo, quindi sostenitore, negli anni 60, del movimento di Pacciardi per una Repubblica presidenziale. Fascismo e bolscevismo erano per lui le due facce della stessa medaglia: «Ambedue – diceva – dominio di una minoranza armata sopra un popolo passivo ed inerte; ambedue basati sulla soppressione di ogni critica e sull’isolamento dal mondo». Nel secondo dopoguerra fu uno dei pochi critici del partito di massa, che non gli sembrava affatto un’evoluzione rispetto al partito notabilare. Cfr. M. Griffo, Mario Vinciguerra tra storia e politica, in “L’Acropoli. Rivista bime- strale diretta da Giuseppe Galasso”, a. VII, n. 3, http://www.lacropoli.it/articolo.php?nid=67. Su Vinciguerra, inoltre, risultano di utile consultazione P. G. Grasso, Mario Vinciguerra e la critica della Costituzione, s. n., s. l., 1972 e A. Carrannante, Un intellettuale “scomodo”: Mario Vinci- guerra (1887-1972), Rubbettino, Soveria Mannelli, 2005. 13 “Giustizia e Libertà”, fondato da Rosselli poco dopo il suo arrivo in Francia, inizialmente non voleva essere un nuovo partito, ma un “movimento rivoluzionario” volto a creare un’unità d’azione fra repubblicani, socialisti e democratici per combattere il fascismo con le armi, in un moto insurrezionale. L’obiettivo di Rosselli era quello di superare i vecchi schemi per rinnovare la vita sociale e morale dell’Italia. Vi era la tendenza a propugnare un programma politico totalmente innovativo, teso a conciliare libertà e socialità (non è casuale che il piø noto libro di Rosselli, scrit- to proprio in questi anni, si intitolasse Socialismo liberale). Fu così che anche gli altri partiti ini- ziarono a riconoscere a “Giustizia e Libertà” la preminenza nelle attività cospirative e nel 1931 il nuovo movimento aderiva alla “Concentrazione di azione antifascista”, nata nell’aprile del 1927 dall’accordo tra Partito Socialista Italiano, Partito Socialista Unitario, Partito Repubblicano, Con- federazione del Lavoro e Lega italiana dei diritti dell’uomo. Ma i contrasti tra il movimento di Rosselli e gli altri partiti si acuirono nuovamente subito dopo. Agendo in Italia in nome della Con- centrazione, infatti, “Giustizia e Libertà” avrebbe dovuto propugnare i punti comuni ai vari pro- grammi, non il proprio. Invece, nel gennaio del 1932, enunciava il proprio programma nel suo primo Quaderno. In esso si affidava alla rivoluzione il compito di fondare le basi del nuovo Stato e a un’Assemblea Costituente di consacrare l’opera della rivoluzione, che doveva portare alla Re- pubblica, al ristabilimento delle libertà pubbliche, all’espropriazione con indennizzo della terra e gestione in parte collettiva e in parte a piccola proprietà, e alla socializzazione di determinate cate- gorie di industrie. I contrasti sorti tra i partiti portarono, così, allo scioglimento della Concentra-
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Istituzioni, opinione pubblica e stampa nella transizione tra Monarchia e Repubblica

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Bellantoni
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Messina
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Metodi e Linguaggi del Giornalismo
  Relatore: Patrizia De Salvo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 411

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