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Aspetti metodologici e tecniche di analisi circa le potenzialità dei servizi di supporto alla tutela della guida in stato di ebbrezza.

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7 1. DEFINIZIONE ERGONOMIA COGNITIVA La distinzione principale che si fa nel campo dell’ergonomia è quella tra ergonomia fisica (essenzialmente basata su antropometria e fisiologia) ed ergonomia cognitiva. Indubbiamente, l’ergonomia fisica è più nota e forse è la prima che viene in mente. La parola “ergonomia”rimanda all’idea di sedie confortevoli e viene spesso associata alla comodità, oppure alla facilità d’uso. Sarebbe più corretto dire che l’ergonomia può assumere significati differenti in funzione: degli obiettivi specifici che si pone il ricercatore o il progettista; della componente disciplinare più utile per il raggiungimento di quegli obiettivi. Una componente non è più importante dell’altra in assoluto, ma diventa centrale in funzione degli scopi. In questo caso sarà la componente cognitiva ad assumere un ruolo fondamentale nella progettazione. In generale, quindi, possiamo dire che l’ergonomia cognitiva sta all’ergonomia fisica come la “mente” sta al corpo. Per ergonomia cognitiva si intende, quindi, lo studio e la valutazione dei processi cognitivi (percezione, attenzione, memoria,ecc) coinvolti nell’interazione tra individuo e tecnologia, nonché l’attività di progettazione (o di supporto alla progettazione) che tenga conto di questi processi. a. LA PERCEZIONE La percezione avviene quando uno stimolo è registrato da uno o più sensi. In realtà non elaboriamo tutti gli stimoli, ma solo quelli che superano la soglia percettiva, fattore legato all’intensità dello stimolo. Tale intensità deve raggiungere una soglia entro la quale diventa percepibile, soglia che è il punto nel quale si può individuare una differenza tra qualcosa e niente. Un altro valore di soglia è importante per la percezione ovvero la soglia differenziale: si riferisce alla differenza minima che può essere percepita tra due stimoli. La legge di Weber nell’Ottocento è quella che teorizza per prima questa differenza: più forte è lo stimolo iniziale maggiore deve essere l’intensità addizionale perché il secondo stimolo sia percepito come differente (Vannoni, 2007). La percezione è, dunque, un processo che dà significato e interpretazione ai dati sensoriali. Per sua natura, in genere, avviene velocemente e automaticamente, richiedendo poche risorse attentive, guidata direttamente dalle informazioni sensoriali che sopraggiungono ma anche dalla memoria a lungo termine in relazione a quanto è atteso di dover percepire. Seppur la nostra percezione avvenga tramite due occhi, essa è sintetizzabile in ciò che viene definito occhio ciclopico, ovvero una rappresentazione mentale univoca delle singole informazioni oculari. L’occhio ciclopico vede ciò che nessuno dei due occhi singolarmente riesce a percepire. L’occhio ciclopico però non vede macchie e punti, ma forme ed oggetti posti su uno sfondo. PERCEPIRE ATTRAVERSO LA VISTA Gli studi sulla percezione visiva sono quelli più avanzati nell’ambito dei diversi organi di senso. Partiamo dal presupposto che la percezione visiva non sia un singolo atto, ma un processo composto da più fasi che possono implicare una partecipazione cognitiva di elevato livello.
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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Blazina
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Corso: Disegno industriale
  Relatore: Eleonora Buiatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

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