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Aspetti metodologici e tecniche di analisi circa le potenzialità dei servizi di supporto alla tutela della guida in stato di ebbrezza.

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8 L’oggetto non è solo percepito, ma viene realmente visto ovvero riconosciuto e categorizzato già in questa fase. Con Marr e Nishihara (1978) e Marr (1982) possiamo individuare quattro stadi per il riconoscimento percettivo di un oggetto: • nel primo stadio la scena (oggetto e contesto) viene rappresentata in termini di contorni, linee, macchie alle quali vengono associati attributi relativi a orientamento, contrasto, lunghezza, larghezza, posizione e raggruppamento; • nel secondo stadio si individuano dati relativi alla profondità delle diverse superfici e l’unificazione dei due campi visivi, si crea quindi un abbozzo di rappresentazione che si può definire di dimensione 2 e mezzo; • il terzo stadio porta a una descrizione strutturale dell’oggetto in tre dimensioni, definisce le dimensioni spaziali in modo centrato sull’oggetto stesso e crea una classificazione dell’oggetto sulla base di un catalogo di descrizioni strutturali presenti nella memoria; • nel quarto e ultimo stadio si raggiunge una descrizione semantica dell’oggetto. Warrington (1982) fa però notare che la terza e la quarta fase non potrebbero avvenire se fossero danneggiate le descrizioni astratte presenti in memoria. Se quindi il riconoscere significa porre in confronto un oggetto percepito con una rappresentazione mentale astratta dello stesso presente in memoria, dobbiamo però considerare il fatto che possa esserci un’organizzazione di schemi delle azioni percettive. La teoria degli schemi può essere suddivisa in due livelli: • un primo livello superiore che equivale a ciò che Shank e Abelson (1977) definiscono script e che corrisponde all’organizzazione complessiva di un’attività suddivisa per stadi; • un secondo livello che viene detto schema. Una tecnica molto efficace che viene usata durante la percezione attraverso la vista è l’eye tracking. Attraverso questa tecnica ci si accorge che per riconoscere un volto il nostro sguardo pone l’attenzione principalmente su tre elementi: gli occhi e la bocca e possiamo inoltre valutare come questi elementi siano di per sé quelli a cui attribuiamo una valenza espressiva maggiore, sia dal punto di vista della loro disposizione, sia dal punto di vista delle loro variazioni alle quali affidiamo il delicato compito di fornirci quell’insieme di caratteristiche che rientrano sotto il nome di espressioni del volto. È molto importante dover distinguere l’atto del vedere da quello del percepire, trasformazione che implica l’attività di altre funzioni come la memoria: i segnali visivi devono essere trattenuti nella memoria di lavoro per un periodo breve ma sufficiente, per associarli ad altre informazioni congiunte o derivanti dall’esperienza passata. (Vannoni, 2009). Infatti l’esperienza passata gioca un ruolo fondamentale nella percezione successiva. b. L’ ATTENZIONE L’attenzione è un processo che serve a limitare gli stimoli per permettere al soggetto di concentrarsi su quelli che ritiene di maggior valore o che sono più salienti (Kahneman, 1973). L’attenzione è anche un’attività di elaborazione delle informazioni critiche. L’attenzione è fondamentalmente un processo selettivo ovvero può essere suddivisa su più compiti, ma il potersi distribuire su più stimoli e il passare da uno stimolo all’altro è anche la causa sulla quale si basa il processo di distrazione.
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Aspetti metodologici e tecniche di analisi circa le potenzialità dei servizi di supporto alla tutela della guida in stato di ebbrezza.

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Blazina
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Politecnico di Torino
  Facoltà: Architettura
  Corso: Disegno industriale
  Relatore: Eleonora Buiatti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 196

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