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Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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13 condanna che è fermamente materialista, nei confronti di una televisione che costa cara e, necessitando di grandi investimenti pubblicitari, finisce per essere schiava del suo Carosello 11 . Dopotutto, se si guarda indietro, ci si rende conto che il giudizio di Bocca, oltre a non essere isolato ma all‟unisono con il coro mai muto dei delatori della tv, per quanto appaia categorico sia di fatto moderato, se confrontato con quello dei “padri” dell‟opposizione televisiva. E‟ utile a questo proposito citare un articolo di Paolo Monelli 12 , pubblicato su “La Stampa” il 17 ottobre 1953 13 . Il titolo, che dice tutto, è Sperammo invano che in Italia la televisione non si avverasse mai. All‟epoca del testo non erano ancora iniziate ufficialmente le trasmissioni Rai, ma il neo critico aveva un chiaro sentore del fenomeno grazie ai quattro anni di sperimentazione cui aveva avuto modo di assistere. Al lettore di oggi, la passionalità e il tono apocalittico dell‟autore sembreranno insoliti, ma credo esprimano perfettamente il clima dei tempi. Dopo una requisitoria sul maggior difetto degli italiani, quello cioè di essere “solleciti” e “zelanti” nell‟appropriarsi delle novità altrui (il paragone eterno è quello delle milanesi all‟inseguimento della moda parigina) e un excursus sulla “moda sgarbata e villana delle radio portatili”, il discorso si fa scientifico, valutando quali catastrofi sarebbero scaturite dall‟ingresso della televisione nelle case: “...O addirittura la fin del mondo che si annuncia per cento segni, scatenata da noi stessi, bambocci incoscienti che ci ostiniamo a giocare con i fiammiferi in un pagliaio e diamo via libera a neutroni e pulviscoli radioattivi senza conoscerne la natura, e potrebbero essere carichi dei più mortali veleni. E mortali o no, certi guasti pare abbiano cominciato a farli; sia perché alterano la composizione dell‟atmosfera saturandola troppo di elementi radioattivi, sia perché sottopongono i nostri sensi a bombardamenti di particelle che non gli si convengono, e che la Provvidenza aveva saggiamente imprigionato dentro l‟atomo, nella cassaforte del nucleo”. 14 Otto anni dopo Nagasaki e Hiroshima, nel cuore della guerra fredda che farà del nucleare la sua minaccia più efficace, ma anche nel segno della Provvidenza cristiana 11 “E, condanna ferrea, è un‟arte che costa carissima, che esige grandi investimenti e che perciò deve ricorrere alla pubblicità, vivere di imbonimenti, di esagerazioni, di imposture” (G. Bocca, Ma cento telecamere non fanno di un cretino un personaggio vero, cit., p.8). 12 Paolo Monelli (Fiorano Modenese 1891- Roma 1984) fu giornalista e scrittore di prestigio e tra i fondatori del Premio Bagutta. Tra i suoi titoli: Io e i tedeschi, Le scarpe al sole, Il ghiottone errante e Barbaro Dominio. Cfr. P. Monelli, Questo mestieraccio, Treves, Milano, 1930. 13 P. Monelli, Sperammo che in Italia la televisione non si avverasse mai, “La Nuova Stampa”, 17 ottobre 1953, in Il giornalismo italiano a cura di Franco Contorbia, i Meridiani, Mondadori, Vol. IV pp. 759-764. 14 Ibidem, p. 761.
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Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Astengo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Interfacoltà Informazione e Editoria
  Corso: Giornalismo e comunicazione d'azienda
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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