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Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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14 e di quel “convenire” piccolo borghese, molto “a modo”, Monelli si fa profeta di un mondo che non è poi così distante da quello reale: citando nubifragi e terremoti “con una violenza mai veduta prima” (pensiamo ad Haiti, pensiamo al Sud est asiatico e a Sumatra e, in questi ultimi giorni, al disastro giapponese) e anticipando persino un successo pop degli anni „90, It’s the end of the world as we know it (and I feel fine) dei R.E.M, lanciato in Italia dalla traduzione di Luciano Ligabue, con il titolo A che ora è la fine del mondo? 15 . Questa la calamitosa profezia di Monelli: “Avremo la televisione in Italia, l‟abbiamo già, assai prima della fine del mondo; anzi, se la fine del mondo avverrà a rate, e la nostra nazione sarà fra le ultime a scomparire, potremo goderci sullo schermo la visione del cataclisma in America o Australia e rallegrarci per breve tempo di essere i fortunati e i sopravvissuti” 16 . Nello stesso articolo il giornalista e scrittore non dimentica le questioni economiche, prevedendo che solo in un secondo tempo gli “apparecchi” saranno accessibili a tutti, in direzione “di un progresso all‟ingiù, [...] una società di analfabeti, di conformisti, di meccanizzati” 17 . Ultima, ma forse più importante, la mutazione che Monelli individua nei rapporti sociali, nel tempo oggetto di studi psico e sociologici ma, per i tempi, un‟intuizione non indifferente. Diceva David Frost, forse riferendosi proprio al Presidente Nixon che lo ha reso famoso, che la televisione “è quel mezzo che ti consente di godere dal tuo salotto di persone che non inviteresti mai a casa tua” 18 . Monelli lo anticipa, in riferimento ad un suo articolo del „52 in cui segnala i mutamenti che la televisione aveva arrecato alla vita americana, descrivendo schiere di famiglie che ospitano nei loro salotti, per anche più di mezz‟ora, il candidato dell‟uno o dell‟altro partito (“novernadogli i foruncoletti sulla pelle e le stille di sudore sulla fronte” 19 ) ma non sono più in grado di comunicare tra loro; il coronamento della profezia è il suo picco estremo: 15 E‟ la traccia che dà il nome all‟album del 1994; Ligabue ha dichiarato, in A che ora è la fine del mondo? a cura di Corrado Minervini, edito come Extra booklet nel 2008, che l‟idea del testo, rivisitato rispetto a quello della band inglese, nasce dal discorso di inaugurazione della prima legislatura del governo Berlusconi. Il Cavaliere, in tale occasione, aveva dichiarato che le televisioni in suo possesso (le reti Fininvest oggi Mediaset) non avevano influito sulla sua vittoria elettorale. Il cantante, in disaccordo con il premier, immagina una distopia in cui, di fronte all‟apocalisse, la sola reazione umana sia quella di voler assistere in poltrona allo spettacolo. 16 P. Monelli, Sperammo che in Italia la televisione non si avverasse mai , cit, p.761. 17 Ibidem, p. 762. 18 N. Del becchi, La coscienza di Mike, Mursia, Varese, 2009, cit., p.7. 19 .P. Monelli, Sperammo che in Italia la televisione non si avverasse mai , cit, p.762.
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Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Astengo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Interfacoltà Informazione e Editoria
  Corso: Giornalismo e comunicazione d'azienda
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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