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Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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15 “Ma verrà il tempo in cui tutti vorranno stare a casa per vedere la sfilata e nessuno vorrà scomodarsi a sfilare, occorrerà stabilire turni, dovrà intervenire la polizia per decidere chi debba dare spettacolo in piazza e chi possa comodamente assistervi.” 20 Su questo, Monelli sbaglia. Non poteva prevedere il ruolo di costruzione di modelli sociali, che la televisione avrebbe incarnato con l‟era del consumismo, e non aveva come riferimento neppure il primo “divismo” della televisione, riguardante i concorrenti che due anni dopo avrebbero solcato il palco di Lascia o raddoppia? per fissarsi nell‟immaginario collettivo di migliaia di telespettatori ansiosi d'imitarli. Nel suo “subdolo strumento di dittatura nel campo dello spirito e della coscienza” non c‟era ancora spazio per le code interminabili ai casting del Grande Fratello o di Amici. In conclusione, Monelli lamenta una difetto del sistema che si rivelerà decisivo per lo sviluppo della televisione in Italia. Si tratta del monopolio, non ancora definito ufficialmente, ma inevitabile secondo i presupposti. Il giudizio non può che essere lugubre: “Avremo un solo ente trasmittente, i programmi saranno nell‟arbitrio di quel solo ente, eventuali visioni di società straniere dovranno passare al suo vaglio. [...] questa sola fonte sarà manipolata, dosata, conciata secondo la scelta l‟estro, il capriccio, i preconcetti, le storture di poche persone. Paurosa eventualità, siano anche quelle poche persone le più intelligenti, le più eclettiche, le più liberali di tutta la nazione.” 21 Non lo saranno, avrebbe aggiunto Giorgio Bocca. Non si può escludere, a questo punto, una delle critiche più radicali e analitiche della storia della televisione. Mi riferisco all‟articolo Sfida ai dirigenti della televisione che Pier Paolo Pasolini pubblicò sul “Corriere della sera” due anni prima di morire. La sua analisi spietata della distruzione delle culture particolari - che lui chiama “periferiche”- passa per la denuncia dell‟intolleranza congenita al centralismo; quello che lo stato fascista aveva solo teorizzato, e è riuscito, invece, alla cultura dei consumi. La repressione dei “modelli culturali reali” è avvenuta, secondo il poliedrico scrittore, attraverso due rivoluzioni e, la più importante, è quella della televisione. Questo “edonismo neo-laico”, nell‟accezione pasoliniana, prevede che la sola - e monopolistica - “scatola” abbia assoggettato, omologando, ogni cultura 20 Ibidem, p. 763. 21 Ibidem.
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Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Astengo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Interfacoltà Informazione e Editoria
  Corso: Giornalismo e comunicazione d'azienda
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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