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Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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7 l‟hanno fatta scivolare nell‟oblio dei velluti e degli ori. La critica, avendo a che fare con la televisione, deve tornare a combattere e quel che di satirico si nasconde nei soldati di questa battaglia – soldati apocalittici e soldati integrati – è la capacità di togliersi i guanti e sporcarsi le mani. Edoardo Sanguineti, nella sua Critica in poltrona (1978), incalza la polemica brechtiana contro la critica teatrale definita “culinaria” – quella che nella lingua catodica si traduce in anteprime, promozioni, interviste, servilismi – suggerendo che il critico perfetto, quello che la scampa, dovrebbe essere un po‟ miope e un po‟ presbite; non solo difettato, ma anche distaccato e sornione. Il recensore ideale, per Sanguineti, va a teatro con un grosso sigaro e si guarda bene dal dimenticarlo, evitando di farlo spegnere sebbene sotto i suoi occhi scorrano le meraviglie più stupefacenti sulla faccia della terra. Il critico televisivo – l‟esempio è illustre e arguto – dev‟essere tutto questo e anche, suo malgrado, turarsi il naso. Solo con i sensi appositamente allenati si coglie il giusto atteggiamento verso un media così controverso, che racchiude in sé istanze artistiche poco palesi e discutibili, che si impone, per natura, il fine irrealizzabile di essere al contempo “popolare” – con tutti i difetti che la definizione si porta appresso dai meandri reconditi dell‟attestazione della grande cultura – e di qualità. La denuncia del critico televisivo, che non sviscera dal proprio contesto le discussioni sul metodo e sui paradigmi che sono propri della critica sui generis, si scontra con poteri che vanno aldilà dello spettacolo, che si addentrano nella più viva lotta politica e che toccano da vicino le corde della manipolazione dell‟opinione pubblica e della propaganda neanche troppo subliminale. Parole controvento, la critica televisiva. Lo scopo di questo lavoro è, in sostanza, quello di fare criticamente chiarezza sulle figure - Luciano Bianciardi, Achille Campanile, Sergio Saviane e Beniamino Placido – che sole, o quasi, hanno saputo, con stratagemmi, convinzioni e disposizioni spesso opposte, atterrare nell‟arena dello spettacolo televisivo per sconfiggere il pregiudizio e denunciare, senza mai scendere a compromessi, i sotterranei accordi, le viltà e le contraddizioni di trent‟anni d‟Italia, fuori e dentro la tv. Una precisazione è doverosa per quanto riguarda l‟apparato del lavoro. Storie della critica televisiva ne sono state scritte alcune. L‟obiettivo, in questa sede, era duplice
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Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Astengo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Interfacoltà Informazione e Editoria
  Corso: Giornalismo e comunicazione d'azienda
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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