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Le grandi firme della critica televisiva in Italia 1954-2000

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10 cui si riversarono gli sforzi per rendere concreto il boom economico, favorì l‟acquisto del nuovo mezzo. In questo senso, in relazione al confronto costante con gli Stati Uniti, indiscussi “maestri” in fatto di televisione, gli italiani furono tra i primi ad acquistare il televisore, e a posizionarlo in stanze diverse dalla living room. Insomma, in Italia la tv arriva dopo che in America, ma saranno gli italiani i primi a portarlo in camera da letto ed in cucina - o, per in più facoltosi, nel rinomato salotto - consolidando il suo ruolo totalizzante nella routine giornaliera. In questo senso, le limitazioni prossime derivanti dal definitivo switch-off del digitale terrestre in tutta la penisola interverranno, a mio avviso solo in parte, su uno scenario che è già definito 2 . Per ripercorrere la storia della critica televisiva, che è anche storia della televisione tout-court, è quindi necessario partire dal presupposto che la sua legittimità, intesa anche come autorità nella definizione dei costumi, per quanto osteggiata, sia innegabile. Sorge qui un problema d‟interpretazione. Di fronte alla prolificazione smisurata dei canali televisivi (si pensi al mux di sei canali garantiti ad ogni emittente nel passaggio alla trasmissione digitale, valido anche per le reti locali, e si pensi all‟offerta smisurata della piattaforma satellitare) il ruolo del critico si fa sempre più determinante. La moltiplicazione esponenziale di programmi significa anche incremento incontrollabile delle linee editoriali, di fronte alle quali il critico deve stabilire dei criteri di scelta. Per intenderci, se già dal principio, o a partire dall‟introduzione del secondo canale 3 , era difficile per il critico e per il commentatore del bar individuare ciò che vi era di significativo nella programmazione, al giorno d‟oggi, il labirinto delle possibilità dovrebbe rendere impossibile il commento generalista nella teoria o, mi si perdoni il gioco di parole, 2 Per quanto riguarda la situazione attuale del digitale terrestre in Italia, secondo la relazione di Digital Monitor, realizzata dallo studio di ricerche E-res (si tratta di tre rilevamenti all‟anno per un totale di 8000 interviste) e riferito al periodo di settembre 2010, sono stati venduti 1,2 milioni tra decoder Dtt stand alone e televisori con ricevitore integrato. La penetrazione complessiva raggiunge quindi il 72 % delle famiglie e, dato rilevante, un quinto delle vendite risulta effettuato da famiglie che già disponevano di almeno un decoder e che hanno scelto il digitale terrestre anche per altri televisori presenti in casa. 3 Il secondo canale fu introdotto nel 1961, ma non tutti ne furono entusiati. “Da anni il pubblico protestava per i programmi, ed ecco che la TV apre un secondo canale. Di cui grandi sono i vantaggi. Primo fra tutti, per la TV, la possibilità di sottrarre il primo all‟attenzione e, perciò, alle critiche del pubblico. Finché guardano il secondo non possono vedere il primo. [...] La cosa non è ancora perfetta, perché in ogni caso il teleutente vede uno dei due programmi. Ebbene, a questo si rimedierà facilmente, mettendo in funzione un terzo canale. Di cui fin da ora si avverte la necessità urgente.”. (A. Campanile, Il secondo, che male!, in La televisione spiegata al popolo, a cura di Aldo Grasso, Bompiani, Milano, 1989, pp. 209-215).
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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Astengo
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Interfacoltà Informazione e Editoria
  Corso: Giornalismo e comunicazione d'azienda
  Relatore: Marina Milan
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 240

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