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La Comunicazione Facilitata come modalità di intervento per dare voce ai pensieri di chi non parla.

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8 È una tecnica dove il facilitatore tocca la mano, il braccio o la spalla della persona affetta da deficit comunicativo, mentre essa, congiuntamente, indica i simboli, le lettere o le parole. La CF non deve essere confusa con l‟uso appropriato di una guida manuale o altri prompt che vengono usati per insegnare la comunicazione o altre abilità; inoltre, non dovrebbe nemmeno essere confusa con l‟uso indipendente dei sistemi comunicativi non verbali, come tabelle con lettere, tastiere ed altri sistemi dei simboli. (ABA, 1995). L‟uso di simboli, fotografie, gesti, apparecchi informatici serve a fare in modo che il bambino sperimenti un modo di comunicare comprensibile a tutti, così da non essere sempre dipendente dai genitori e familiari che ogni volta devono tradurre per altre persone i suoi desideri o i suoi pensieri; (usare simboli o fotografie non preclude la comparsa o il rafforzamento del linguaggio, in quanto i bambini che sperimentano quanto può essere utile ed efficace dire qualcosa a qualcuno cercheranno di aumentare la loro capacità comunicativa il più possibile). Può essere giusto ricorrere alla C.A.A. quando un bambino non riesce a sviluppare il linguaggio verbale o quando esso non sia sufficiente a permettergli la comunicazione con gli altri, sia perchè povero di vocaboli, sia perchè incomprensibile per chi non lo frequenta abitualmente. I genitori credono, molte volte, di poter interpretare sempre correttamente i pensieri dei propri figli, inciampando così nell‟errore di precedere nelle loro scelte e darne un‟interpretazione non necessariamente giusta; fungono da canale comunicativo fra il bambino e il resto del mondo sì, ma anche precludendo loro, a volte, la possibilità di essere una persona a sè capace di una identità propria e staccata da quella dei genitori. Specialmente nella socialità con i coetanei la comunicazione diventa uno strumento insostituibile: se esso è assente non si potrà entrare in relazione con gli altri e quindi crescere all‟interno dell‟ambiente sociale. Cominciare fin da quando il bambino è piccolo a usare metodi alternativi è utile per evitare che vengano usati per troppo tempo mezzi di comunicazione propri della primissima infanzia: piangere per richiamare l‟attenzione, urlare o fare i capricci per ottenere qualcosa ecc. Spesso coloro che non hanno la possibilità di parlare sfruttano questi metodi infantili anche da grandi perchè sono gli unici che hanno a disposizione; questo naturalmente non li aiuta a crescere emotivamente e anche agli occhi degli altri restano sempre come bambini piccoli. Crossley si riferisce alla comunicazione facilitata come ad un allenamento alla comunicazione; usa il termine di “allenamento” per indicare che il metodo è effettivamente un processo molto lungo attraverso il quale il soggetto parte da un supporto significativo tanto fisico quanto emotivo per poi arrivare ad una comunicazione indipendente senza più bisogno di un tocco fisico.
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Indice dalla tesi:

La Comunicazione Facilitata come modalità di intervento per dare voce ai pensieri di chi non parla.

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Informazioni tesi

  Autore: Sara Proietti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Adriano Pagnin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

FAQ

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comunicazione facilitata
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