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La Comunicazione Facilitata come modalità di intervento per dare voce ai pensieri di chi non parla.

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9 La produzione a cui si giunge attraverso l‟uso della comunicazione facilitata varia a seconda della disabilità, comportamento, stile di interazione, personalità, atteggiamenti, ansia oppure in base ad altri fattori tra cui i diversi tipi di aiuto che la persona riceverà dagli amici e dai parenti; in questo senso, ogni persona rappresenta un caso a sé, e la tecnica della comunicazione facilitata va considerata come un insieme di pratiche che devono essere pensate su misura per ogni individuo. È anche vero però che, allo stesso tempo, è di pari importanza il fatto che alcuni dei principi di base devono essere sempre tenuti presenti per fare in modo che il metodo funzioni; ad esempio, un soggetto con un disturbo della comunicazione deve imparare a guardare l‟obiettivo (e cioè la tastiera) per poter essere accurato nella produzione e deve avere a disposizione un mezzo per poter verificare ciò che ha scritto (attraverso la disponibilità di un display visivo o di lettere scritte, oppure un facilitatore il cui compito è quello di ripetere ad alta voce tali lettere,…). 2. Breve storia della CF: Italia e resto del mondo a confronto. La Comunicazione Facilitata viene impiegata con questo nome per la prima volta in Australia all‟inizio degli anni „70 da Rosemary Crossley, un‟insegnante del St. Nicholas Hospital, con 12 bambini con handicap fisici e mentali 5 . Il metodo consiste nel sostenere fisicamente il braccio della persona così da permetterle di digitare su una tastiera o indicare su un foglio appropriato (la tavola alfabetica) parole e frasi, in maniera da consentirle di esprimere i propri pensieri anche nell‟impossibilità di usare il linguaggio verbale o i gesti. Benché dalle osservazioni di Crossley sembrasse che i bambini da lei trattati fossero in possesso di abilità intellettuali normali o superiori, tali risultati non furono considerati convincenti dai suoi superiori che non le consentirono di continuare il programma con bambini affetti da handicap grave. Nel 1985, comunque, l‟autrice sperimentò la tecnica con dei bambini affetti da autismo, i quali, secondo le sue osservazioni, rivelarono inaspettate competenze linguistiche a dispetto dei diversi problemi che essi avevano invece nella sintassi e nell‟uso corretto dei pronomi con il linguaggio verbale. Dopo essere stata definitivamente allontanata dall‟ospedale, la Crossley aprì nel 1986 a Melbourne il DEAL, Centro per la Comunicazione (Dignity through Education and Language), di cui era coordinatrice del programma ed il metodo iniziò a diffondersi. 5 Crossley, R. (1994). Facilitated communication training. New York.
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Informazioni tesi

  Autore: Sara Proietti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Adriano Pagnin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

FAQ

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Parole chiave

comunicazione facilitata
autismo

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