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La Comunicazione Facilitata come modalità di intervento per dare voce ai pensieri di chi non parla.

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10 La comunicazione facilitata è stata scoperta, in generale, in numerosi Paesi e in modo del tutto spontaneo; in diverse occasioni coloro che la scoprirono riscontrarono che, con la pratica, le persone con autismo o altri disturbi dello sviluppo, potevano imparare a produrre parte o tutta la loro comunicazione senza supporto fisico. In questo senso, potremmo affermare che la chiave di tutto ciò è, senza ombra di dubbio, la pratica. Questo metodo è emerso, per la prima volta, a seguito degli sforzi di un genitore e di un educatore il cui obiettivo era la ricerca di un mezzo di espressione per tutte quelle persone che erano state classificate come non educabili dai professionisti dell‟handicap. Ad esempio in Inghilterra, una ragazza che, per convenzione, Biklen chiamerà Diana Moore, diagnosticata autistica e con comportamenti aggressivi, era stata rifiutata anche dalle scuole speciali; così, alla mamma di Diana non rimase altro che tenere la propria figlia in casa e provare ad insegnarle a leggere. Inizialmente, la madre aveva pensato di sostenere la mano per farle indicare lettere e parole; successivamente, le aveva dato da tenere una penna in modo che potesse scrivere, sempre però sostenendo la sua mano. Un giorno, però, la mamma di Diana, notò che quest‟ultima non solo sapeva muovere da sola la penna, ma si era anche rivelata in grado di scrivere i caratteri dell‟alfabeto; in poco tempo, così, la sua comunicazione si trasformò da semplice e fatta di espressioni di una o due parole al massimo, a complessa, quindi in grado di scrivere intere frasi 6 . Gli antecedenti della CF si possono tuttavia rintracciare in alcuni lavori svolti nei primi anni settanta; in questo periodo, si ha notizia di due pediatri newyorkesi, Goodwin e Goodwin, che si occuparono di più di 60 studenti con diagnosi di autismo alcuni dei quali erano in grado di digitare su uno strumento detto “la macchina per scrivere parlante”; nonostante sembrasse che alcuni ragazzi fossero riusciti a digitare messaggi pertinenti e finalizzati, dagli appunti non è tuttavia risultato se il braccio degli studenti fosse sostenuto in qualche modo. Sapere questo è importante ai fini del nostro studio, dato che, come vedremo, la CF si distingue dalle altre forme di Comunicazione Aumentativa ed Alternativa proprio soprattutto per il fatto di fornire l‟aiuto di un supporto fisico. Nel 1974 fu pubblicato un articolo da Rosalind Oppenheim nel quale si affermava che era stato possibile permettere ad alcuni studenti con autismo di scrivere sostenendo loro la mano e riducendo gradualmente l‟aiuto 7 . In particolar modo, l‟autrice scoprì che il proprio figlio Ethan riusciva a scrivere se lei gli appoggiava la mano sopra; con il passare del tempo Ethan imparò a comunicare solo con un tocco 6 Crossley, R. (1994). Facilitated communication training. New York. 7 Oppenheim, R. (1974). Effective teaching methods for autistic children. Springfield.
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Informazioni tesi

  Autore: Sara Proietti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Psicologia
  Corso: Psicologia
  Relatore: Adriano Pagnin
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

FAQ

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Parole chiave

comunicazione facilitata
autismo

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