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Danza e anoressia. L'ipotesi di Claude Lorin.

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25 Nei primi anni del XX secolo il corsetto venne sostituito con il busto, che inglobava lo stomaco e i fianchi e sosteneva le calze; sprovvisto di stecche e costruito con materiali elastici. E’ in questo periodo che lo stilista francese, Paul Poiret, ha la sensibilità di capire che la moda e le esigenze della donna stanno cambiando. Fu infatti responsabile della liberazione del corpo femminile dalla silhouette formale imposta dall’epoca e ottenuta per mezzo di massacranti busti, creando una linea più rilassata con l’estensione del corsetto fino ai fianchi. Nel 1908 pubblicò un opuscolo intitolato “les robes de Paul Poiret” in cui presentava abiti semplici, eleganti e dalle linee morbide. Promosse la linea a kimono sostenuta da Isadora Duncan che amava i suoi capi fluidi ed esotici. Nel 1909 presentò turbanti e pantaloni alla turca di ispirazione dei ballets russes di Diaghilev 21 . La vita per lo stilista francese, non è più il centro focale della figura femminile: apre le gonne sul dietro facendo vedere, per la prima volta, le caviglie delle signore. Negli anni trenta il busto divenne progressivamente più leggero. Si trattava di un bustino “liberty” introdotto da un’azienda inglese con allacciatura a bottoni sul davanti e costituito da una serie di bande di morbido tessuto di maglia cucite tra loro con nastri; Dalla seconda metà del XX secolo il bustino è stato spesso sostituito dalla panciera come rifiuto della rigida corsetteria che non permetteva alle donne di svolgere i lavori manuali che in questo periodo cominciarono ad effettuare: la concorrenza sul mercato era molto forte e le donne impiegate nelle fabbriche andavano bene perché precise, sottomesse e sottopagate. Per svolgere tali lavori era necessario un abbigliamento più comodo e non stretto nella corsetteria; inoltre dall’America arrivavano notizie di abiti più pratici: gonne più corte, giacche da uomo e camicette di cotone. Sembrava che la donna americana avesse più libertà anche nel vestire. 20 Ballets Russes: serie di balletti ideati da Diaghilev in Russia all’inizio del novecento, in cui per la prima volta l’allestimento scenografico, i costumi e la musica facevano parte integrante della danza che si basava sul mimo. I colori, le stoffe e le fogge degli abiti di scena influenzarono molto la moda del tempo: di ispirazione orientale, i costumi erano di linea pulita e fluida e avevano colori vivaci, in contrasto con le forme rigidamente costruite e le tinte pallide e delicate della fine dell’800. Molti motivi erano dipinti su lino, e si usavano applicazioni su svariate stoffe, in particolare velluto. Ai ballets russes si deve la tendenza a usare sempre più il satin e le sete ricamate, i pantaloni alla turca, i turbanti e i gioielli appariscenti. Rappresentati per la prima volta a Parigi nel 1909 e l’anno seguente a Londra, i balletti includevano “L’uccello di fuoco” e “Schéhérazade” in cui Nijinsky, dipinto di nero, danzava nel ruolo di uno schiavo.
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Danza e anoressia. L'ipotesi di Claude Lorin.

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Informazioni tesi

  Autore: Barbara Bracci
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi Roma Tre
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze e tecnologie delle arti figurative, musica, spettacolo e moda
  Relatore: Concetta Lo Iacono
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 122

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