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Integrazione Europea e diversione dei traffici: l'esperienza italiana.

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9 la presenza pubblica trova giustificazione in caso di pericolo di controllo monopolistico del mercato e quindi quale strumento per stimolare la concorrenza. Ora, nel caso delle imprese facenti capo all'IRI (la cui sopravvivenza nell'immediato dopoguerra era stata seriamente messa in discussione in quanto strumento dirigistico fascista), in luogo di quelle funzioni veniva svolto un duplice compito coerente con il ruolo attribuito all'intervento pubblico: da un lato concorrere allo sviluppo economico in funzione di supporto all'iniziativa privata, con investimenti strumentali rispetto a quelli privati, in settori strategici come la siderurgia (parallelamente al compito svolto dall'Agip nel campo energetico); dall'altro lato assorbire manodopera disoccupata in imprese di fatto non assoggettate alle regole di mercato, per contribuire così alla mediazione con interessi generali diversi dallo sviluppo industriale, necessaria per acquisire un adeguato consenso. La cosiddetta “scelta” del modello economico adottato non avvenne però, è bene ricordarlo, a seguito di un dibattito bensì fu realizzata tramite successive azioni di governo rese via via necessarie da problemi urgenti, il che impedì la realizzazione di un piano programmatico; in questo senso si può affermare che la scelta liberista avvenne “sotto il ricatto della congiuntura”. Proprio negli anni della ricostruzione si collocano poi quelle scelte che si riveleranno fondamentali per il successivo inserimento dell‟Italia nel mercato internazionale: da un lato l‟abbattimento dei dazi doganali in seguito agli accordi di Bretton Woods con il successivo ingresso nel FMI; dall‟altro l‟avvio del processo di integrazione europea con la creazione dell‟OECE 10 per l‟attuazione del Piano Marshall e della CECA per la fusione dei mercati di carbone e acciaio. Si ricorda che nel 1951 l‟Italia abolì le restrizioni quantitative sul 99,7% del totale degli scambi, diventando il Paese con il maggior grado di liberalizzazione all‟interno dell‟OECE. La progressiva liberalizzazione degli scambi che si è così attuata ha portato rapidamente ad un significativo aumento delle esportazioni che cominciarono a ricoprire un peso sempre maggiore sulla domanda aggregata contribuendo alla crescita senza precedenti di quegli anni, non a caso ricordati come gli anni del “Boom”. Inoltre in quegli stessi anni (in particolare, a partire dal 1947) furono 10 Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica.
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Integrazione Europea e diversione dei traffici: l'esperienza italiana.

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Informazioni tesi

  Autore: Petra Cotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzino Caramelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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