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Integrazione Europea e diversione dei traffici: l'esperienza italiana.

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7 dalla componente socialista e dalle correnti cattoliche di sinistra) e posizioni moderate e conservatrici (delle quali erano espressione i liberali e le correnti di destra della Dc) si rivelava assai difficile e finiva di risolversi in compromessi scarsamente efficaci quando non paralizzava l'attività di governo. L'elemento di coesione della coalizione era piuttosto quello di ordine internazionale, e precisamente l'adesione al blocco occidentale in funzione anticomunista. Non si deve infatti dimenticare che in questi anni la guerra fredda raggiunse i toni più alti con gli Stati Uniti che configuravano sempre più gli aiuti economici quali strumenti di sostegno "ai popoli amanti della libertà .. contro i movimenti aggressivi che cercano di imporre i propri regimi totalitari" (come asserito dal presidente Truman all'inizio del 1947). Dopo accesi dibattiti e non senza forti riluttanze e perplessità, l'Italia aderì al Patto Atlantico (firmato il 4 aprile 1949) e da quel momento l'atlantismo rappresentò un elemento di coesione capace di mettere in ombra i dissensi interni alla coalizione su molti problemi. Ricordiamo tra i lasciti del regime gli altissimi dazi e contingentamenti che erano stati adottati nel tentativo di far raggiungere allo Stato un livello di autarchia pressoché totale e l‟esistenza di strumenti di intervento economico quali l‟IMI e l‟IRI che vennero mantenuti anche nel periodo in esame. A questi ne vennero affiancati altri, come il CIR, Comitato interministeriale per la ricostruzione, con il compito di elaborare piani soprattutto concernenti i fini e i criteri per l'utilizzazione e la distribuzione degli aiuti esteri. Il Comitato avrebbe potuto assumere un ruolo programmatorio efficace ma nell‟ottica liberista che come vedremo verrà adottata in questi anni, gli interventi furono gestiti a livello meramente amministrativo, in base a criteri automatici o di natura tecnica circa la solvibilità del beneficiario, senza direttive o controlli di natura politica sulla localizzazione delle attività (soprattutto degli investimenti), sugli effetti occupazionali e sulle implicazioni di mercato. Quindi la finalità degli aiuti si riduceva alla modernizzazione tecnica ed organizzativa dell'apparato industriale ed alla creazione di condizioni di competitività internazionale. Analoghe considerazioni valgono per i rilevanti finanziamenti gestiti dall'IMI, con garanzia dello Stato, a favore delle imprese industriali per potenziarne la capacità di produzione e di esportazione; così come per i compiti inizialmente svolti dal FIM, fondo per l'industria meccanica, costituito nel settembre 1947 con una dotazione di 55 miliardi di lire, allo scopo di finanziare programmi di esportazione e di
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Integrazione Europea e diversione dei traffici: l'esperienza italiana.

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Informazioni tesi

  Autore: Petra Cotti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzino Caramelli
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 120

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