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Diritto di accesso e diritto alla riservatezza

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pubblica, intese a risollevare il primo da una condizione di debolezza nei confronti della seconda. 5 L’accesso agli atti della pubblica amministrazione è consentito solo a coloro ai quali gli atti stessi, direttamente o indirettamente, si riferiscono, e che se ne possono eventualmente avvalere per la tutela di una posizione soggettiva, la quale, anche se non deve assumere necessariamente la consistenza del diritto soggettivo o dell’interesse legittimo 6 , «deve essere, però, giuridicamente tutelata, non potendo identificarsi con il generico e indistinto interesse di ogni cittadino al buon andamento dell’attività amministrativa». 7 La richiesta di accesso ai documenti deve essere motivata e rivolta all’amministrazione che ha formato il documento o che lo detiene stabilmente. Il documento amministrativo costituisce un limite “fisico” all’accesso, nel senso che le informazioni in possesso delle amministrazioni sono accessibili nella misura in cui abbiano forma documentale (art. 22, c. 4), e solo fino a quando la pubblica amministrazione ha l’obbligo di detenere il documento amministrativo oggetto della richiesta (art. 22, c. 6). 8 Elementi fondamentali che caratterizzano l’accesso ai documenti amministrativi, sono identificabili, in primo luogo, «nell’interesse personale e concreto, diretto ed attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è chiesto l’accesso, di colui che ne vanta la titolarità». 9 Pertanto, si può accedere soltanto a quei documenti che abbiano un riflesso diretto sulla posizione del richiedente. La disposizione di legge, indica espressamente che l’accesso ai documenti amministrativi è consentito solo a coloro cui gli atti, di cui si domanda l’ostensione, si riferiscono e che se ne possono avvalere per la tutela di una propria posizione soggettiva giuridicamente tutelata e collegata al documento al quale è richiesto l’accesso (ex art. 22, c. 1, lett. b). 5 G. ARENA, voce Trasparenza amministrativa, in Enc. giur., Treccani, Roma, 1995, v. XXXI, p. 1. 6 Secondo una prima interpretazione data dall’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato (sent. 24 giugno 1999, n. 16), è stata qualificata d’interesse legittimo la posizione giuridica soggettiva cui si correla il c.d. diritto d’accesso. La pronuncia tuttavia non ha sopito il dibattito giurisprudenziale sulla natura giuridica del diritto di accesso, poiché anche dopo il 1999, alcune decisioni hanno ribadito la natura di diritto soggettivo. Sulla questione è tornata a pronunciarsi l’adunanza plenaria, ritenendo non utile prendere posizione sulla questione, dovendo essere il diritto di accesso qualificato come una situazione soggettiva strumentale la quale, più che fornire vantaggi finali, offre all’interessato poteri di natura procedimentale volti alla tutela di un interesse giuridicamente rilevante. (Ad. Plen. Cons. St., 20 aprile 2006, n. 7 in Foro amm. C.d.S., Giuffrè, Milano, 2006, v. 4, p.1121). 7 T.A.R. Campania, Napoli, Sez. V, 6 marzo 2008, n. 1136, in Foro amm. T.A.R., Giuffrè, Milano, 2008, v. 3, p. 802. 8 E. MENICHETTI, La conoscibilità dei dati: tra trasparenza e privacy in La trasparenza amministrativa a cura di F. MERLONI, G. ARENA, G. CORSO, G. GARDINI, C. MARZUOLI, Giuffrè, Milano, 2008, p. 287. 9 T.A.R. Lazio, Roma, Sez. II-bis, 15 settembre 2008, n. 8302, in Foro amm. T.A.R., Giuffrè, Milano, 2008, v. 9, p. 2472.
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Informazioni tesi

  Autore: Donato Lepore
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Girolamo Sciullo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 127

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