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Dolus in re ipsa

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  6   osservazione sensibile 9 . In merito a ciò si sviluppò e ottenne seguito un indirizzo interpretativo tenuto a battesimo dalla scuola dei Glossatori che, interpolando vari passi del Digesto, propugnava la presunzione del dolo (praesumptio doli) nelle azioni criminali tipizzate dal diritto romano. Sulla scorta della loro disamina esegetica 10 essi asserivano che in diritto romano la malvagia intenzione, la prava voluntas, formava oggetto di presunzioni e non esigeva allegazioni probatorie. Siffatta posizione incontrò un fiero oppositore nel XIX secolo nel Wening 11 il quale confutò eloquentemente la pretesa fondatezza di una praesumptio doli nelle azioni criminali previste dal diritto romano classico e post-classico consacrando la limpida sentenza quilibet praesumitur bonus, donec contrarium probatum est 12 . Della disamina del Wening non può tralasciarsi la menzione della L. 6. Cod. de dolo malo a tenore della quale dolum ex indiciis perspicuis probari convenit 13 ; e del pari l’applicazione che se ne fa nella L. 1 D. ad L. Corn. De sic. alla stregua della quale fa d’uopo aver riguardo alle circostanze ed alle relazioni del fatto quando si vuol giudicare dell’intenzione dell’agente 14 . Ciò è manifestamente indicato dalla locuzione ex re constituendum est 15 . Ulteriore testimonianza della reiezione di ogni forma di presunzione è ravvisabile nella L. 5 Cod. de injuriis la quale si rivela significativa ai fini dello svolgimento successivo di questa indagine: nella figura dell’injuria i giureconsulti ritenevano essenziale l’animus injuriandi il                                                            9 BRICOLA, Dolus in re ipsa,1960, p. 11. 10 Tra i passi del Digesto addotti a suffragio di questa tesi figuravano la L. 6 Cod. de dolo malo, la L. 1 ad legem Corneliam de sicariis e la L. 5 de injuriis. 11 WENING, Della presunzione del dolo malo a tenore del diritto romano in Scritti germanici di diritto criminale, a cura di Mori, Tomo I, Livorno, 1846, p. 45 ss. 12 La presunzione di non colpevolezza nella forma di praesumtio boni viri esprime il supremo presidio garantistico della libertà personale e della dignità umana e non a caso è accolta nella sua enunciazione più cristallina nell’art. 27 Cost. 13 E nulla cambia se si legge insidiis in luogo di indiciis secondo una lezione alternativa del passo in esame. 14 WENING, op. cit. p. 57. 15 “D. Hadrianum rescripsit, eum qui nomine occidit, si non occidendi animo hoc admisit, absolvi posse: et qui nomine non occidit sed vulneravit, ut occidat, pro homicida damnandum: et ex re constituendum hoc: nam si gladium strinxerit, et in eo percusserit, indubitate occidendi animo id eum admisisse: sed si clavi percussit, indubitate occidendi animo, leniendam poenam eius, qui in riza causa magis, quam voluntate, homicidium admisit”.
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Dolus in re ipsa

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Informazioni tesi

  Autore: Angelo Roberto Cerroni
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma Tor Vergata
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Vincenzo Scordamaglia
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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Parole chiave

presunzione
sillogismo
accertamento
massime d'esperienza
prova indiziaria
dolus
dolo

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