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Le direttive comunitarie in materia di crisi e ristrutturazione d'impresa

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8 Accanto a questa lettura, tuttavia, non mancano nel dibattito europeo ricostruzioni incentrate su logiche che si discostano dalle valutazioni economiche e funzionaliste appena citate e che assumono un taglio più propriamente sociale 22 . Secondo tali letture l’humus della legislazione sociale comunitaria degli anni Settanta risiede in un esplicito progetto sociale, svincolato da considerazioni di natura economica, che trova il suo punto di riferimento nel già citato Programma di azione sociale del 1974, primo vero punto di svolta della regolazione comunitaria in materia di relazioni di lavoro (fino ad allora pressoché inesistente). A motivare questa svolta, secondo i sostenitori di questa chiave interpretativa 23 , v’era l’esigenza comunitaria di mettere mano ad un crescente deficit di legittimazione politica (che sembrava in quegli anni accrescersi in corrispondenza di un più approfondito processo di integrazione giuridica) tramite un più risoluto intervento in campo sociale. L’intervento del legislatore comunitario in materia di crisi e ristrutturazioni di impresa andrebbe dunque letto come l’opportunità di fornire una risposta politica a problematiche sociali che, in quel determinato quadro di riferimento storico, rischiavano di inficiare il delicato sviluppo del mercato unico europeo 24 . V’è infine una terza posizione, mediana rispetto a quelle appena descritte, che mira a ridurre la distanza tra la prima e la seconda: se è vero, infatti, che le direttive in materia di crisi e ristrutturazioni d’impresa non intervengono su alcuni degli aspetti più onerosi per le imprese, come le indennità garantite ai lavoratori licenziati, il regime fiscale applicabile alle imprese in ristrutturazione o la conformazione alle procedure concorsuali previste dagli ordinamenti nazionali, il che sembra far pendere l’ago della bilancia in favore di una lettura “economicista”, d’altra parte è altrettanto vero che le tutele garantite sul piano procedurale in termini di diritti di informazione e consultazione sembrano propendere verso una finalità “sociale” mirante ad una maggiore partecipazione 22 Cfr. A. Lo Faro, Le direttive in materia di crisi e ristrutturazioni d’impresa, cit., p. 394. 23 M. Shanks, The Social Policy of the European Communities, in CMLR, 1977, vol. 14, p. 373; B. Hepple, Labour Laws and Global Trade, Oxford, Hart Publishing, 2005, pp. 201-204. 24 Cfr. M. Fuchs, The Bottom Line of European Labour Law (Part I), in IJCLLIR, 2004, vol. 20, n. 2, p. 155 ss.
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Le direttive comunitarie in materia di crisi e ristrutturazione d'impresa

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Informazioni tesi

  Autore: Andrea Ciminiello
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze del Governo e dell'Amministrazione
  Relatore: Mariapaola Aimo
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 268

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Parole chiave

trasferimento d'impresa
crisi e ristrutturazione d'impresa
insolvenza datoriale
licenziamenti collettivi
diritto comunitario
diritto del lavoro
tutela dei lavoratori

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