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Effetti di realtà nel cinema di finzione. L'uso dei documenti audiovisivi nell'ambito del racconto cinematografico

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referente reale, derivante non tanto dall'elevato grado di rassomiglianza quanto dal mezzo meccanico che le ha generate - non possano in alcun modo essere confuse con la realtà. Pur replicando il reale, l’immagine cinematografica non è che un doppio del suo referente, un riflesso, un'assenza (reale) esperita come una presenza. È la peculiarità primaria della presenza-assenza, comune alla fotografia e al cinema, a confondere maggiormente lo spettatore. Essa è percepita come una sorta di “magia” che non necessita di intervento umano per realizzarsi in quanto conseguenza diretta del mezzo meccanico utilizzato per la riproduzione 3 . Nel cinema di finzione intervengono delle doppie assenze: quella del luogo diegetico e quella del set cinematografico o dello spazio reale modificato per le riprese; quella del personaggio e quella dell'attore che interpreta il personaggio 4 . Nelle immagini che, diversamente da quelle in argomento, non hanno origine fotografica (analogica o digitale), la distanza effettiva tra il referente reale e la sua rappresentazione è agevolmente riscontrabile. N el caso della pittura, per esempio, non è possibile affermare con certezza che l'oggetto e/o soggetto rappresentato sulla tela sia esistito davvero. Invece, nella fotografia – e nella cinematografia, che ingloba questa tecnologia - il referente a cui l'immagine rimanda non può essere reale in modo facoltativo (cioè indifferentemente esserlo o meno), ma è necessariamente reale, essendo stato presente davanti all'obiettivo. In assenza di tale referente non ci sarebbe stata alcuna fotografia 5 . La reale presenza fisica del referente e l'automatismo della riproduzione non bastano a convalidare né uno statuto di oggettività, in quanto nell'immagine sono 3 «La prima e singolare qualità della fotografia è la presenza della persona o della cosa tuttavia assente. Perché tale presenza sia assicurata non è affatto necessaria la soggettività mediatrice di un artista. Il genio della fotografia è in primo luogo chimico» E. MORIN, Il cinema o l'uomo immaginario. Saggio di antropologia sociologica (1956, Le cinema ou l'homme imaginaire. Essai d'anthropoles sociologique ), Feltrinelli, Milano, 1982, p. 36 4 Barthes osserva che nel cinema si mescolano lo “è stato” del personaggio e quello dell'attore; è questo che suscita un senso di malinconia nello spettatore alla visione di film interpretati da attori già morti. R. BARTHES, La camera chiara. Nota sulla fotografia (1980, La chambre claire. Note sur la photographie), Einaudi, Torino, 1980 5 Cfr R. BARTHES, La camera chiara. Nota sulla fotografia , cit. 6
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Effetti di realtà nel cinema di finzione. L'uso dei documenti audiovisivi nell'ambito del racconto cinematografico

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Informazioni tesi

  Autore: Francesca Tocchet
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Umanistiche
  Corso: Arti e Scienze dello spettacolo
  Relatore: Antonella Ottai
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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Parole chiave

drammaturgia
francesco rosi
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cinema
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