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La superbia in Dante: intimo conflitto tra desiderio di gloria e consapevolezza della sua vanità

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  ~ 9 ~    Ma Dante corrisponde davvero a tali definizioni? Sarà interessante analizzare anche il concetto di magnanimità. 2.3 La magnanimità nel pensiero medievale 1 Come è noto, l’Etica Nicomachea 2 pone la magnanimità come virtù media tra l’eccesso della presunzione e il difetto della pusillanimità. A tale prospettiva Dante aderisce pienamente e da ciò sfocia la netta contrapposizione fra pusillanimità e magnanimità, che è motivo ricorrente dei primi canti della Commedia e uno dei motivi portanti che attraversa tutto il poema (si veda a riguardo l’opposizione, ben avvertibile, tra i vilissimi del vestibolo e gli spiriti magni). Secondo l'Etica aristotelica, appunto, la magnanimità (megalopsichia) è quella virtù acquisitrice e moderatrice di onori e fama. Magnanimo è colui che si ritiene degno di onori e fama perché ne è veramente degno, senza ricadere nel difetto che è la pusillanimità (micropsichia), il vizio di chi non si ritiene degno di onori e fama, o nell’eccesso della presunzione (chaymotes), che spinge ad ambire a questi onori senza esserne degno. Il magnanimo, per essere tale, non deve inoltre peccare d'audacia (megalocindinia) aspirando ad imprese al di fuori delle sue capacità, pur di ottenere la gloria. 3 Magnanimo è quindi chi si stima degno di grandi cose (essendone, però, effettivamente degno), ma è anche chi, padroneggiando se stesso, si rende più disponibile e generoso nei confronti degli altri. Aristotele trattando il concetto di magnanimità evidenzia, con la sua consueta finezza psicologica, come magnanimo sia colui che sa perseguire veramente grandi cose e, quindi, per questo si autostima; al contrario: "Chi si stima diversamente dal suo reale valore è sciocco, e nessuno di coloro che vivono secondo virtù è sciocco o scervellato". Il magnanimo, sempre secondo Aristotele, si comporta in modo adeguato alla sua natura in base all'onore, che è il più "grande dei beni esteriori". Di contro, il pusillanime difetta nello stimarsi: "Sia in rapporto a se stesso sia in confronto con ciò di cui si ritiene degno il magnanimo"; mentre il vanitoso: "Eccede in rapporto a se stesso, ma certo non in confronto con il magnanimo". 1                                                               1 Cito come fonte imprescindibile di questo paragrafo F. Forti, Magnanimitade: studi su un tema dantesco, Bologna, Patron, 1977. 2 Cfr. Aristoteles, Etica Nicomachea, a cura di M. Zanatta, Milano, Rizzoli, 1991, IV libro. 3 Il che riporta a un confronto con l’Ulisse dantesco. Due sono essenzialmente i caratteri di questo personaggio: l’astuzia e l’inesauribile sete di conoscenza, quest’ultima basilare nella personalità dantesca. Eroe che per amor di conoscenza aveva abbandonato patria e famiglia, era la figura nella quale Dante poteva specchiarsi. L’ardimento di Ulisse si esplica nell’affrontare l’oceano sconosciuto, ma anche nella precedente esplorazione del Mediterraneo occidentale.
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La superbia in Dante: intimo conflitto tra desiderio di gloria e consapevolezza della sua vanità

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Informazioni tesi

  Autore: Sabrina Toppan
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Aldo Maria Costantini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 175

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Parole chiave

filologia dantesca
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superbia
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vita e produzione dante
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