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I campi di concentramento in Italia per fascisti (1944-46)

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7 Regime. Il 5 marzo 1943 gli operai di alcune fabbriche di Torino, la Rasetti, la RIV, la SPA e la FIAT Mirafiori, furono i primi a manifestare apertamente il loro dissenso, bloccando per molte ore il lavoro 2 . Decine di arresti tra gli scioperanti e l’intervento tempestivo della forza pubblica non impedirono ad altre fabbriche della città nuove astensioni dal lavoro, nei giorni successivi. Grande risonanza ebbero gli scioperi in Italia ed all’estero; per Mussolini “il Fascismo era tornato indietro di 20 anni”. Entro la fine del mese, molti luoghi di lavoro nelle città erano stati investiti da un movimento di protesta che coinvolgeva circa 100.000 persone. Anche le famiglie contadine, da sempre vicine al regime, furono colpite dalla coscrizione, dall’aumento delle imposte e dal controllo sui prezzi e sul consumo del grano. Nelle città i salari reali degli impiegati, con il dilagare del mercato nero, crollarono, la disoccupazione era diffusa. Gli esponenti della classe capitalista cominciavano a prendere le distanze. Il 19 luglio del 1943 Roma 2 Renzo De Felice, Mussolini l’alleato, I, L’Italia in guerra, 2, Crisi ed agonia del Regime, Einaudi, Torino 1990, p. 928.
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I campi di concentramento in Italia per fascisti (1944-46)

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Informazioni tesi

  Autore: Paolo Leone
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 1999-00
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze Politiche
  Relatore: Giovanni Aliberti
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 184

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Parole chiave

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repubblica sociale italiana
storia contemporanea
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repubblichini
campo di concentramento di padula
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