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Il rito abbreviato. Evoluzione dalla legge Carotti ad oggi

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9 speciale. Questo fu giustificato con la volontà di far prevalere la natura negoziale di queste forme procedimentali che si sarebbero dovute necessariamente fondare sull’accordo di entrambe le parti del processo 17 . Lo schema tipico e definitivo 18 del giudizio abbreviato che emergeva dai lavori parlamentari era quindi il seguente: richiesta da parte dell’imputato a che il processo sia definito nel corso dell’udienza preliminare e consenso del pubblico ministero 19 (art. 438) 20 ; decisione insindacabile del giudice che accoglie la richiesta se ritiene che il processo possa essere definito allo 17 Al riguardo V. MAFFEO, Il giudizio abbreviato, Napoli, 2004, p. 54. 18 Si veda art. 2 direttiva 53 della l. 16 febbraio 1987 n. 81 in E. LUPO-G. LATTANZI, Codice di procedura penale, a cura di D. CARCANO, Milano, 1997, libro VI, tit. I, p. 4, che, delineando già la fisionomia del rito abbreviato, prevede: «potere del giudice di pronunciare nell’udienza preliminare anche sentenza di merito, se vi è richiesta dell’imputato e consenso del pubblico ministero a che il processo venga definito nell’udienza preliminare stessa e se il giudice ritiene di poter decidere allo stato degli atti; previsione che nel caso di condanna le pene previste per il reato ritenuto in sentenza siano diminuite di un terzo; previsione di limiti all’appellabilità della sentenza; previsione che la sentenza faccia stato nel giudizio civile soltanto quando la parte civile consente all’abbreviazioni del rito». 19 La richiesta, come testimonia G. LOZZI, Il giudizio abbreviato in Riv. it. dir. proc. pen., Milano, 2000,p. 449, poteva avvenire in due differenti modi: prima dell’udienza preliminare, ed esattamente almeno cinque giorni prima di essa, con il deposito in cancelleria della richiesta stessa e del consenso del p.m. oppure nel corso dell’udienza con la presentazione della richiesta al giudice sino a quando non venivano formulate le conclusioni previste dall’art. 421 comma 3 c.p.p. (ossia quelle effettuate nel corso della discussione successiva agli accertamenti relativi alla costituzione delle parti) o le conclusioni previste dal vecchio art. 422 comma 7 c.p.p. (ossia quelle effettuate nel corso della discussione successiva all’assunzione delle prove ammesse ex art. 422 comma 2 vecchio testo). Per quanto concerne, invece, il fondamentale consenso del pubblico ministero, M. BONETTI, Il giudizio abbreviato, in AA. VV., I procedimenti speciali in materia penale, a cura di M. PISANI, Milano, 2003, p. 19, specifica che tale consenso seguiva l’andamento della richiesta dell’imputato: se questa era proposta anteriormente all’udienza preliminare, esso era scritto; se la richiesta era proposta successivamente, il consenso rivestiva la forma orale. Inoltre, in caso di richiesta scritta era onere dell’imputato raccogliere il benestare dell’accusa e trasmetterlo al giudice, mentre, nell’ipotesi di domanda verbale, si verificava una necessaria compresenza di tutti i soggetti processuali davanti al giudice dell’udienza preliminare, ex art. 420 c.p.p. 20 Il testo originario dell’articolo 438 c.p.p., in E. LUPO-G. LATTANZI, ult. op. cit., era il seguente: «L’imputato può chiedere, con il consenso del pubblico ministero, che il processo sia definito nell’udienza preliminare [420 s., 452, 458, 461, 464, 556, 557, 560, 566 8 ; 247 trans.]. La richiesta e il consenso nell’udienza sono formulati oralmente; negli altri casi sono formulati con atto scritto. La volontà dell’imputato è espressa personalmente o a mezzo di procuratore speciale [122] e la sottoscrizione è autenticata nelle forme previste dall’articolo 583 comma 3».
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Il rito abbreviato. Evoluzione dalla legge Carotti ad oggi

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Informazioni tesi

  Autore: Filippo Marchetti
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2007-08
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Enrico Marzaduri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 176

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Parole chiave

riti alternativi
rito abbreviato
condizionato e sempplice
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