Cooperazione Internazionale e lotta alla criminalità organizzata

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nostro territorio, mantenendo una propria identità e non rinunciando a conservare precise regole, nonostante le molteplici interconnessioni con altri gruppi di potere. La più nota associazione criminale è la mafia siciliana, o, come si sentiva dire fino a qualche tempo fa, la maffia. Nel dialetto palermitano l'aggettivo “mafioso” era sinonimo di “ardito”, “bello”, un'accezione dunque positiva e sicuramente lontana dall'attuale significato del termine. Nell'opera teatrale I mafiusi della vicaria viene usata per la prima volta la parola mafiusi, per designare giovani sicuri di sé e desiderosi di combattere le ingiustizie sociali per la difesa dei più deboli. Una mafia buona, onorevole, che lotta per i bisognosi, una mafia costituita da uomini d'onore che operano nel rispetto di precisi valori: questo mito della mafia delle origini altro non è che una finzione, qualcosa che non è mai esistito o che è stato eccessivamente stilizzato, così da conferire un'aura quasi sacrale a un'organizzazione basata su definiti principi regolatori dei rapporti tra gli associati, quali l'omertà, l'onore o il senso di responsabilità. Stando alle dichiarazioni di Tommaso Buscetta, collaboratore di giustizia che per primo rivelò a Giovanni Falcone alcune regole della mafia, il codice d'onore è molto più di un elenco di regole, ma conferisce all'organizzazione un'identità. Il binomio onore-fedeltà è indissolubile e chi vuole fare carriera all'interno deve sempre dimostrarsi obbediente e disponibile, mantenendo discrezionalità e riservatezza, così che ognuno sa quello che deve sapere, nulla di più. L' onorata società mafiosa esige dai propri membri una fedeltà che va oltre i tradizionali vincoli di sangue, l'affiliato deve anteporre gli interessi di Cosa Nostra a quelli dei suoi familiari e entrare a far parte dell'associazione significa divenirne un soldato fidato, un servitore obbediente, tanto che il giudice Falcone era solito paragonare l'ingresso nella mafia ad una vera conversione religiosa, “non si cessa mai di essere preti. Né mafiosi” 3 La religione dei mafiosi genera un senso di appartenenza e di identità, aiuta gli uomini d'onore a giustificare le loro azioni, basti pensare che l'autore della strage di Capaci, Giovanni Brusca, era solito pregare prima di un omicidio e un giorno addirittura 3 Giovanni Falcone e Michele Padovani in “Cose di Cosa Nostra”, 1991. 11

Anteprima della Tesi di Marianna Meriani

Anteprima della tesi: Cooperazione Internazionale e lotta alla criminalità organizzata, Pagina 6

Tesi di Laurea Magistrale

Facoltà: Giurisprudenza

Autore: Marianna Meriani Contatta »

Composta da 532 pagine.

 

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