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Quale rappresentanza per quale lavoro? Il sindacato italiano di fronte al lavoro che cambia.

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5 vivo. La flessibilità diviene lo strumento privilegiato degli stessi collaboratori per organizzare la presenza e i moventi nel mercato del lavoro. Tale disposizione sedimenta così un nuovo modo di vivere e fare esperienza del lavoro. Produce un nuovo immaginario del lavorare, più mobile e individualizzato. In questo modo si acquista un’autonomia e una capacità di autodeterminazione (per quanto, in alcuni casi potenziale o illusoria) a cui non si vuol rinunciare. Anzi, si chiede che sia promossa e salvaguardata. Così, il modello tradizionale, fordista, di organizzazione sociale del lavoro costruito intorno alla figura del lavoratore salariato stabile è rifiutata dagli stessi lavoratori. Per le organizzazioni sindacali, che si sono consolidate proprio grazie a questo modello, la consapevolezza di questa trasformazione è la precondizione per avvicinarsi ai nuovi lavoratori. Il sindacato invece, si trova come <<accerchiato>> da una serie di fattori esogeni che lo pongo a dura prova, sfidando il suo ruolo sociale. Con il mutamento delle logiche di produzione verso modelli più flessibili, la terziarizzazione dell’occupazione e il parallelo ridimensionamento dei grandi comparti industriali, decresce quantitativamente la classe operaia tradizionale e il modello di fabbrica fordista. Questo indebolisce la stessa radice associativa del sindacato. Si osserva una crisi della sua rappresentanza, ovvero una crescente difficoltà delle organizzazioni sindacali di essere riconosciute dai lavoratori come interpreti e portavoce dei loro problemi, nel rapporto di lavoro e rispetto ai loro bisogni nella società. La continua decrescita, a partire dagli anni Ottanta, dei tassi di sindacalizzazione ne è un chiaro indicatore. Tuttavia, proprio l’analisi di questa crisi e dei suoi possibili fattori dimostra come di fronte al lavoro, che si trasforma nei suoi confini operativi e sociali, il sindacato, pur trovandosi innegabilmente spiazzato, continua a mantenere la sua ragion d’essere. Una ragione d’essere che vale proprio nei confronti degli inediti bisogni di tutela e rappresentanza di cui sono portatori i nuovi profili lavorativi. Si è cercato di dimostrare tutto ciò affrontando il tema della rappresentanza dei lavoratori temporanei. Al sindacato è richiesto di fornire risposte a istanze inedite e in parte diverse da quelle tradizionali. Difatti, proprio alla temporaneità dell’impiego si lega una condizione di <<nomadismo>> da cui derivano le oggettive difficoltà di intercettare, aggregare e rappresentare lavoratori e lavoratrici. Come già detto, il fenomeno del lavoro temporaneo risulta eterogeneo; ciò ha un’importante conseguenza in termini
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Quale rappresentanza per quale lavoro? Il sindacato italiano di fronte al lavoro che cambia.

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Informazioni tesi

  Autore: Enrico Frosini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pisa
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: FedeleRuggeri
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 67

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Parole chiave

mercato del lavoro
lavoro atipico
lavoro parasubordinato
contratto a progetto
confederazioni sindacali
nidil cgil
crisi della rappresentanza sindacale
lavoratori non standard
sindacati atipici
flessibilità del lavoro

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