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I centri sociali a Napoli: analisi di uno spazio pubblico

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8 massimo della città. Inoltre i centri sociali sono soggetti sempre in cambiamento, dunque difficili da individuare, e sono spesso trascurati dalle ricerche di ambito sociale commissionate dalle istituzioni locali. Il rapporto con queste è infatti in molti casi conflittuale. Alcuni centri sociali di Napoli, dopo lunghi anni di occupazione abusiva, sono stati legalizzati dal Comune attraverso lo strumento del comodato d'uso (segnatamente Officina 99 e il D.A.M.M., si veda infra), mentre altri rimangono, di fatto, illegali. Tuttavia la parziale legittimazione non è stata foriera di maggiore attenzione dal punto di vista della ricerca. Per questo motivo, il modo migliore per trovare informazioni su questi luoghi rimane comunque il ricorso all'osservazione diretta (‘l'osservazione partecipante’, per utilizzare un termine della ricerca sociologica, preso qui in prestito per fini geografici). La storia di questi luoghi si tramanda ancora in buona parte in modo orale, attraverso la narrazione di chi ha partecipato attivamente alla loro costruzione. Da queste due constatazioni è scaturita dunque la presente ricerca: un lavoro basato in primo luogo sull'esperienza sul campo e sugli incontri fatti con i protagonisti di queste anomale formazioni sociali che sono gli spazi occupati a Napoli. Una ricerca che, poi, si è potuta giovare di una serie di contributi sull'argomento che descrivono il fenomeno in un'ottica nazionale. Molte sono, infatti, le analisi sui centri sociali in altre regioni e in altre città (a Torino, per esempio, ma anche a Milano 1 ). Talvolta queste ricerche fanno uso anche di dati empirici, basandosi su questionari e statistiche, elementi che a Napoli sono stati usati molto raramente per descrivere i centri sociali. La presente tesi nasce dunque proprio come indagine iniziale su un fenomeno visto in un suo aspetto peculiare: quello del suo legame con lo spazio. E si propone di mostrare come per le loro caratteristiche i centri sociali possano in molti casi essere considerati come dei veri e propri spazi pubblici, soprattutto per quei soggetti che non possono usufruire liberamente degli spazi pubblici urbani. Per questo motivo ho iniziato il lavoro con un'ampia riflessione sullo spazio pubblico sulla scala locale. Innanzitutto, dunque, ho descritto il significato del concetto di scala nella sua accezione più ampia, applicandolo cioè ad una dimensione spaziale astratta che pur sempre nasce dal territorio ma ne risulta emancipata e flessibile. 1 Ad esempio: Moroni P. (a cura di) 1996: Centri sociali. Geografie del desiderio: dati, statistiche, mappe, progetti e divenire. Shake ed. e Membretti A. : Leoncavallo SpA - Spazio pubblico Autogestito. Un percorso di cittadinanza attiva, Ed. Leoncavallo, 2003, download integrale all’indirizzo: http://www.sociability.it/?page_id=32 (ultima visita 5 aprile 2011)
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I centri sociali a Napoli: analisi di uno spazio pubblico

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Informazioni tesi

  Autore: Riccardo Cavaliere
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Napoli "L'Orientale"
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Rosario Sommella
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 131

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Parole chiave

ska
centri sociali
spazi pubblici
officina 99
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