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Esperienze futuriste tra Parma e Piacenza

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Capitolo primo – Inquadramento storico-artistico del movimento futurista 16 due opere in cui Umberto Boccioni passò dal modernismo dei contenuti alla messa in pratica dei principi del dinamismo e della compenetrazione dei piani che frantumano le figure. Indispensabile per questa evidente evoluzione stilistica fu il contatto con altre correnti avanguardistiche europee: dopo aver partecipato a varie mostre collettive, fra cui l’esposizione alla Mostra d’arte libera inaugurata il 30 aprile 1911 in un padiglione, sede della fabbrica in disuso della fabbrica Ricordi a Milano, la volontà di apertura verso l’Europa portò i pittori futuristi a stabilire un dialogo con le tendenze piø avanzate del panorama artistico continentale. Fondamentale fu il viaggio intrapreso da Boccioni, Carrà e Russolo che, assieme a Marinetti, nel novembre del 1911, raggiunsero Gino Severini a Parigi. Qui furono introdotti nell’ambiente artistico d’avanguardia e conobbero tra gli altri Apollinaire, Picasso e Braque, entrando così in contatto con le avanzate ricerche della pittura cubista e stabilendo relazioni che permisero al movimento di compiere formidabili passi avanti a livello tecnico e stilistico. A Parigi i pittori futuristi organizzarono la mostra che segnava il debutto del movimento al di fuori dei confini nazionali e, contemporaneamente, doveva servire da confronto con la moderna pittura francese. L’esposizione, che si tenne dal 5 al 24 febbraio 1912 presso la Galerie Bernheim-Jeune, vide la partecipazione di Boccioni, Carrà, Russolo e Severini, accompagnati naturalmente da Marinetti, mentre era assente Balla che pur essendo in catalogo con Lampada ad arco non inviò nulla. In apertura di catalogo era presente l’accusa ai maestri cubisti colpevoli, secondo Boccioni e compagni, di fare un’arte eccessivamente statica e votata sostanzialmente ad un accademismo mascherato che malcelava la venerazione per la pittura classicista. I futuristi parlavano qui per la prima volta di simultaneità di stati d’animo, sottolineando gli aspetti che li differenziavano dai francesi: all’interno dell’opera si doveva dare vita alla simultaneità d’ambiente, cioè ad uno smembramento degli oggetti che aveva come modello la scomposizione cubista ma vi univa il fondamentale apporto del dinamismo e del movimento. Le critiche mosse da Guillaume Apollinaire, che li accusava di aver
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Esperienze futuriste tra Parma e Piacenza

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Informazioni tesi

  Autore: Marcello Ghiretti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Doloris GloriaBianchino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 252

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