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Esperienze futuriste tra Parma e Piacenza

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Capitolo primo – Inquadramento storico-artistico del movimento futurista 14 distacco dalla convenzionale pittura accademica e l’avvento di una nuova sensibilità, la «sensazione dinamica» finalizzata a rappresentare l’interazione tra il soggetto del quadro e lo spazio circostante, la cui concezione tradizionale veniva frantumata. Ciò che interessava non era piø l’imitazione della natura ma la resa del dinamismo universale e della realtà intesa come moto costante: «le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono. Così un cavallo in corsa non ha quattro gambe: ne ha venti». In poche parole la volontà era quella di opporre alla pittura antica, statica e dunque lontana dalla vita reale, una pittura capace di rendere l’idea del movimento e della velocità e di «porre lo spettatore al centro del quadro». La «sensazione dinamica», resa attraverso l’uso di colori puri, primari e secondari, accostati secondo il principio del «complementarismo congenito», poggiava dunque sull’utilizzo della tecnica divisionista, imprescindibile per i futuristi quanto il verso libero nella poesia e la polifonia nella musica. Per i firmatari del manifesto i primi tempi rappresentarono una fase di rodaggio e di ricerca durante la quale superare ciascuno le proprie influenze, allo scopo di creare il nuovo linguaggio pittorico. Nel 1910 infatti il gruppo non aveva ancora raggiunto i risultati conquistati da altre importanti correnti pittoriche come l’Espressionismo in Germania o il Cubismo in Francia e operava ancora sulla scia di influenze simboliste e decadentiste tardoottocentesche: Boccioni oscillava tra divisionismo ed espressionismo munchiano, Carrà tra accademismo ottocentesco e nuove ricerche sul colore, Severini era interessato al postimpressionismo francese, Russolo muoveva dalla pittura simbolista. I primi risultati di questa fase sperimentale mostrano segni di modernismo esclusivamente a livello dei contenuti, mentre la forma rimane sostanzialmente legata ad una tecnica tradizionale: ne sono chiari esempi opere di Umberto Boccioni come La città sale e Rissa in galleria, dipinti del 1910, ancora divisionisti, in cui la novità, piø ideologica che stilistica, sta nel fatto che assoluta protagonista dei quadri diventa la città e con essa la nevrosi della folla in una grande metropoli contemporanea.
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Esperienze futuriste tra Parma e Piacenza

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Informazioni tesi

  Autore: Marcello Ghiretti
  Tipo: Tesi di Laurea
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Parma
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Conservazione dei Beni Culturali
  Relatore: Doloris Gloria Bianchino
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 252

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