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La Costituzione del 3 maggio 1791. Evoluzione e rivoluzione in Polonia alla fine del XVIII secolo.

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7 dei nobili locali. Nel 1454 la szlachta ottenne un ulteriore successo nell’emancipazione rispetto al potere centrale, con la concessione della cosiddetta “Carta di Chojnice-Nieszawa” che obbligava il re a sottostare al consenso delle assemblee nobiliari locali (Sejmiki) non più solamente nell’imposizione di nuovi tributi, ma anche per la chiamata alle armi dei coscritti. Nel 1493 si riunì per la prima volta il Sejm generale formato da una Camera dei Nunzi, in cui sedevano i rappresentanti eletti dalle assemblee nobiliari locali, ed un Senato composto da membri del clero e della nobiltà che il sovrano nominava a vita; nel 1505 si stabilì, con l’atto regio del Nihil Novi, che il monarca non avrebbe potuto approvare alcuna legge senza il consenso della Camera dei Nunzi e del Senato. Già agli albori del XVI secolo la Polonia- Lituania si caratterizzava dunque come una monarchia parlamentare, con un sovrano che gradualmente perdeva di incisività nella gestione della cosa pubblica in favore della classe nobiliare assisa nel Sejm. L’unione personale fra Regno di Polonia e Granducato di Lituania fu trasformata in unione dinastica nel 1569, pochi anni prima della morte dell’ultimo sovrano jagellonico Zygmunt II August; è importante sottolineare come tale dinastia non avesse mantenuto il trono per via ereditaria ma soltanto per concessione della nobiltà che di volta in volta aveva accettato la trasmissione padre-figlio della corona per poter mantenere i propri privilegi, in buona parte legati proprio all’unione con la Lituania 5 . Morto Zygmunt II August senza eredi maschi, si svolse la prima elezione “esplicita” del sovrano da parte dei nobili, che incoronarono Re di Polonia e Granduca di Lituania Henri de Valois; la scelta di un re straniero era l’unica soluzione per un corpo nobiliare articolato in fazioni tanto contrapposte da non poter sopportare di vedere uno dei propri rivali sul trono. Il principio dell’elettività del sovrano rimarrà immutato fino alla Costituzione del 3 Maggio 1791, e sarà (su questo quasi tutti gli storici concordano) uno dei principali motivi della perenne instabilità della Polonia in un’epoca in cui nel resto d’Europa si andavano affermando poteri sempre più centralizzati nella figura del monarca assoluto, vincitore nella lotta per l’egemonia contro la nobiltà feudataria. Con il principio di elettività del sovrano si andò affermando anche quello della separazione fra la persona del Re e la posizione da lui occupata nel sistema statale, la Corona o suprema magistratura dello Stato. Di fatto il Re di Polonia e Granduca di Lituania non era altri che un eletto, cui la nobiltà (successivamente detta Nazione) polacca aveva accordato il privilegio di presiedere alla più alta carica statale; una concezione diametralmente opposta a quella di sovranità regia per diritto divino che andava radicandosi in molti stati Stati dell’Europa occidentale. Tale concezione fu resa giuridicamente esplicita e vincolante proprio al momento dell’elezione di Henri de Valois, cui i nobili imposero la sottoscrizione degli 5 Cfr. AAVV, The Polish-Lithuanian Monarchy in European Context, c.1500-1795, a cura di Richard Butterwick, New York, Palgrave, 2001, pp.82-92.
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La Costituzione del 3 maggio 1791. Evoluzione e rivoluzione in Polonia alla fine del XVIII secolo.

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Informazioni tesi

  Autore: Jacopo Bencini
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Studi Internazionali
  Relatore: Sandra Cavallucci
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 106

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