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La dissoluzione di Lotta Continua nella Torino della seconda metà degli anni '70. Il tramonto di un'epoca fra movimenti e violenza

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8 questi settori emersero 11 . Il caso delle compagne di Lotta Continua fu emblematico in questo senso: esse non ruppero con l‟organizzazione perché femministe, ma innanzitutto divennero femministe perché l‟organizzazione semplicemente negava o metteva in quart‟ordine le esigenze e i bisogni che esse avevano maturato, a partire sia dalla condizione di sostanziale subalternità politica in cui venivano relegate nel partito, sia dall‟esperienza a contatto con le tante donne dei quartieri periferici e popolari per le campagne sul divorzio e l‟aborto 12 . Dall‟altra parte, le morti a Torino di Roberto Crescenzio e di Carlo Casalegno segnarono il tragico epilogo di un movimento che, nonostante fosse orfano di ambiti e sedi di sintesi politica (i partiti, i gruppi), non aveva rinunciato a fare politica, a proporre alternative allo stato presente delle cose, e soprattutto credeva ancora all‟azione collettiva come strumento e paradigma dei processi di soddisfacimento dei propri bisogni, ma che nel suo scontrarsi con la “politica” (quella dello Stato, ma anche degli stessi gruppi rivoluzionari e del movimento sindacale) «incrocia la violenza come terreno della propria costituzione, ma anche della propria dissoluzione, […] subendo la sfida irresistibile delle formazioni terroristiche» 13 . Questo fenomeno di nuova contestazione sociale meglio noto come il Movimento del ‟77 si sviluppò in un quadro caratterizzato dalla grave crisi economica interna ed internazionale esplosa con lo shock petrolifero del 1973 e dai durissimi provvedimenti dell‟allora governo Andreotti, in particolare quelli che tagliavano i punti di contingenza (Scala Mobile) e bloccavano la contrattazione articolata fra sindacati e aziende. A questi si aggiunsero il decreto Stammati sui tagli alla pubblica amministrazione e la contestatissima circolare Malfatti sull‟Università. Anche il travagliato dibattito sulla legge in materia di aborto contribuì, come i provvedimenti succitati, ad alimentare una situazione di forte malcontento, aggravata dalle pesanti ristrutturazioni, in termini di tagli occupazionali, che avvenivano nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro. Il malcontento crebbe anche a causa delle scelte del Partito Comunista Italiano e del Sindacato: il primo, attraverso la politica delle astensioni rispetto ai provvedimenti 11 Cfr.: E. Petricola, "Prendiamoci la città" : spazio urbano e movimenti di protesta nella prassi politica di Lotta continua, in Mezzosecolo: materiali di ricerca storica, n. 13 (1999-2000) Centro Studi Piero Gobetti, Istituto Storico della Resistenza in Piemonte, Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza, Angeli, Milano, 2003, pp. 125-149; G. De Luna, Le ragioni di un decennio, op. cit., pag. 124. 12 Cfr. S. V oli, Lotta continua 1968-1976: tracce di un percorso femminista, in Il presente e la storia: rivista dell'Istituto storico della Resistenza in Cuneo e provincia, n. 66, Cuneo, 2004. 13 Cfr. M. Revelli, Movimenti sociali e spazio politico, in Storia dell‟Italia repubblicana, II, t. 2, La trasformazione dell‟Italia, sviluppo e squilibri, Einaudi, Torino, 1995, pp. 471-476.
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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Pantaloni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Monica Galfrè
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

FAQ

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