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La dissoluzione di Lotta Continua nella Torino della seconda metà degli anni '70. Il tramonto di un'epoca fra movimenti e violenza

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10 Sul «movimento degli invisibili», come è stato chiamato da Maria Luisa Boccia 20 , l‟interesse storiografico è ancora sostanzialmente agli inizi. Sia Crainz, sia Grispigni evitano di schiacciare il fenomeno sulla pratica della lotta armata (alla quale è comunque intrecciato), ne sottolineano la nuova composizione sociale (studenti- lavoratori, precari sia della piccola industria, sia del terziario, donne), e culturale, le differenze/divergenze interne (soprattutto fra l‟area dell‟Autonomia ed il resto del movimento in merito alla questione sull‟uso della violenza), il ruolo dello Stato come protagonista della militarizzazione del conflitto sociale in quel periodo, la totale chiusura istituzionale, ed in particolar modo del Partito Comunista, al dialogo col movimento 21 . In più, Grispigni va oltre: il ‟77 non fu solo l‟epilogo del decennio dell‟azione politica collettiva aperto dal ‟68, ma al tempo stesso fu l‟anticipatore di un processo che, anche attraverso profonde innovazioni culturali e di linguaggio (si pensi per esempio agli indiani metropolitani) svelò l‟obsolescenza e l‟inutilità degli strumenti della politica dei partiti e di quest‟ultimi denunciò l‟occupazione non solo e non tanto delle istituzioni, quanto della società. Una tesi condivisa anche dalla Boccia, che parla di «canto del cigno» della politica, esemplificato proprio dallo scontro fra il movimento del Settantasette e le organizzazioni politiche e sindacali della sinistra. Quindi, proprio perché questo movimento non fu tanto e solo l‟espressione di figure sociali determinate, ma anche portatore di un modo di rappresentare la storia e la società italiana, fenomeni come la centralità data dal movimento al soddisfacimento dei bisogni e desideri delle persone, così come la ricerca della felicità, non vanno intese esclusivamente come provocazioni anti-politiche (si pensi al “diritto al lusso”), ma soprattutto come il tentativo di affermare una politica altra, dentro la quale ridefinire sia il rapporto fra individuo e collettività, sia un nuovo concetto di militanza 22 . Su questo diventa estremamente interessante analizzare il comportamento della redazione del quotidiano “Lotta Continua”, che per il biennio successivo allo scioglimento ricoprì la funzione di organizzatore collettivo delle residue energie individuali che non volevano alla parabola dell‟organizzazione extraparlamentare considerando quel tipo di militanza proveniente da fenomeni di attivismo sociale, come i comitati di quartiere, il dissenso cattolico o i gruppi di amici, che pian piano è poi entrata in rotta di collisione con la militanza tradizionale di chi proveniva da percorsi ideologici più strutturati. Cfr. E. Petricola, "Prendiamoci la città", op. cit., 20 M. L. Boccia, Il patriarca, la donna, il giovane. La stagione dei movimenti nella crisi italiana, in L‟Italia repubblicana nella crisi degli anni settanta, II, Culture, nuovi soggetti, identità, Rubbettino, Soveria Mannelli (CZ), 2003, pp. 253-282. 21 Cfr. G. Crainz Il paese mancato, op. cit., pp. 566-577 e M. Grispigni, 1977, manifesto libri, Roma, 2006. 22 Cfr. M. Grispigni, 1977, op. cit., pp. 57-80.
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Informazioni tesi

  Autore: Alberto Pantaloni
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Firenze
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze storiche
  Relatore: Monica Galfrè
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 83

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