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L'Italia e le lobby: alla ricerca di una regolamentazione possibile

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che riuscì a istituire i suddetti registro e un codice di condotta. Il documento base della disciplina comunitaria è però una Comunicazione della Commissione del 1992 (Un dialogo aperto e strutturato fra la Commissione e i gruppi d'interesse speciali), in cui l'istituzione comunica l'intenzione di non voler fare preferenze nell'accreditamento di alcuni gruppi più influenti piuttosto di altri, mantenendo la stessa linea di condotta fino al White Paper on European Governance del 2001, non recedendo dalla sua convinzione in base alla quale la formalizzazione dei contatti coi lobbisti debba essere soltanto leggera. Dal Libro Bianco sulla Governance si è poi ripartiti per elaborare il Piano D per la Democrazia, il Dialogo e il Dibattito del 2005 e il Libro Verde su una Iniziativa Europea per la Trasparenza del 2006. Gli strumenti di questa soft regulation sono il Registro per la rappresentanza degli interessi, già attivo dal 1994 e costantemente aggiornato, anche attraverso la collaborazione con il Parlamento (il 23 giugno del 2011 è stato finalmente firmato un accordo tra le due istituzioni per un Registro Comune sulla Trasparenza), e il Codice di condotta, che le organizzazioni dovrebbero adottare nella loro attività in seno alle istituzioni comunitarie. Il terzo strumento sono le regole di condotta prescritte agli stessi funzionari delle istituzioni. La regolamentazione del fenomeno negli Stati Uniti e nell'Unione Europea diventa la naturale premessa del capitolo centrale di questa tesi, cioè quello che analizza l'Italia. Questo, sia come inquadramento generale del fenomeno da due formalizzazioni molto differenti tra loro, ma anche come termine di paragone in negativo, cioè rispetto ai risultati che non si è riusciti a raggiungere nel nostro Paese. Infine, anche come spunto che è stato preso per elaborare le proposte di legge dei parlamentari italiani che si sono succedute nel decenni, e per le leggi regionali di recente approvazione che hanno tentato di stabilire una disciplina minima, poiché vedremo che si ispirano a questi due modelli. Del nostro ordinamento saranno analizzati i canali d'accesso dei gruppi d'interesse al Parlamento e al Governo, ma anche una serie di norme che possono inserirsi sotto il grande ombrello della “trasparenza”: la disciplina 6
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L'Italia e le lobby: alla ricerca di una regolamentazione possibile

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Informazioni tesi

  Autore: Beatrice Pesente
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze della Comunicazione
  Relatore: Gianluca Gardini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 126

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