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I Partnership Frameworks dell'Alleanza Atlantica: Istituzionalismo e Neorealismo a confronto

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4 come il combattimento, la guerra, al più accorto e studiato, come la formazione di alleanze, fondamentali se, nelle proprie vicinanze, vi sono uno o più attori potenzialmente pericolosi. Questi caratteri di base dell’azione statale hanno permeato l’intera letteratura filosofica e politologica, sin dai suoi esordi, ad esempio con i filosofi greci, Machiavelli, Hobbes, Kant, attraverso i vari adattamenti alle diverse contingenze storiche e in modo più o meno radicale o pessimista, per arrivare sino alla nostra contemporaneità, in cui gli studiosi di relazioni internazionali ancora dibattono su quali siano le soluzioni migliori, per uno stato, per muoversi nel sistema, relazionarsi con gli altri attori e garantire la propria sopravvivenza. In questa grande e consolidata tradizione di studi, un’importanza particolare è rivestita da un aspetto specifico delle relazioni interstatali, ovvero la forma dell’aggregazione di due o più attori in patti di mutua difesa, le alleanze, fondamentali in tempi di guerra perché funzionali a unire le forze contro un nemico comune, ma anche in quelli di pace, per controllarlo, per avere le garanzie future di «invincibilità nella difesa» e per mantenere il sistema in equilibrio. Lo studio delle alleanze ha dunque occupato una parte rilevante della teoria delle relazioni internazionali, appunto perché anch’esse sembrano essere riconducibili a fenomeni ricorrenti, e per molti aspetti simili, nel tempo. Come fu facile per Atene ricorrere al loro utilizzo per prepararsi all’attacco di Sparta e per accrescere la propria influenza nel Peloponneso, così esse furono necessarie negli anni della Prima Guerra Mondiale, quando gli schieramenti europei antecedenti il conflitto rispecchiarono da subito le fazioni che si sarebbero combattute da lì a poco. Se da una parte l’aspetto conflittuale delle alleanze sembra essere essenziale per la loro configurazione, non si può tuttavia tralasciarne un secondo, ugualmente importante, ma maggiormente condizionato nel suo verificarsi: quello cooperativo. Due amici infatti, nell’ufficializzare il loro patto aggregativo, decidono di unire le rispettive risorse e perciò di cooperare, affinché ognuno riesca a raggiungere gli obiettivi che si era prefissato originariamente. La formazione delle alleanze e il conseguente risultato cooperativo che ne deriva non rappresenterebbero allora lo strumento ideale, e quello più semplice, per ordinare il caos e massimizzare la propria sicurezza? A partire dal secolo scorso, gli stati hanno provato a dare un seguito ancora più studiato a quest’idea, iniziando a creare una grande varietà di organizzazioni internazionali negli ambiti più diversi, come versioni molto più estese, formalizzate e istituzionalizzate di alleanze. Ma in poco tempo si è notato che un insieme di regole e principi comuni da seguire al loro interno, insieme agli scopi precisi per la loro creazione, in molti casi non sono bastati per assicurare un funzionamento efficace di tali strutture, perché gli attori più influenti al loro interno tendevano a seguire primariamente il loro interesse, rispetto a quello generale della “comunità”, con il rischio sempre costante di provocare la loro dissoluzione (ovviamente la Lega delle Nazioni ne costituisce l’esempio principale). Aspetto competitivo e cooperativo perciò si sovrappongono e, attorno ad essi, diverse altre variabili concorrono a definire il funzionamento e la durata di un’alleanza o, nella sua versione formalizzata, di un’istituzione internazionale, come l’utilità e l’interesse che ne derivano per i membri, i costi relativi per mantenerla attiva e la possibilità di gestione dei comportamenti e delle preferenze altrui. D’altronde, ogni istituzione, essendo uno strumento essenzialmente politico a disposizione degli attori statali per muoversi nel sistema, può essere modificata, stravolta nella sua
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Informazioni tesi

  Autore: Arianna Ronda
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Politiche "Roberto Ruffilli"
  Corso: Scienze Internazionali e Diplomatiche
  Relatore: Marco Cesa
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 112

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