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Le politiche per l'energia dell'Unione europea e le relazioni con l'area del Mar Caspio, 1989-1999.

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La riluttanza dei governi non va però additata come la sola causa della mancata strutturazione di una politica energetica completa. Il modo stesso nel quale il tema dell'energia divenne parte del processo di integrazione europea costituì, infatti, un ostacolo al suo sviluppo coerente. Con la stipulazione dei trattati di Roma, CEE ed Euratom, la materia energetica risultò divisa tra diversi organi competenti e diverse regolamentazioni a seconda della fonte energetica: i combustibili solidi sottoposti alle disposizioni del trattato CECA; l'energia atomica regolamentata dal trattato Euratom in maniera differente rispetto a quanto previsto per il carbone (nel caso dell'energia atomica, infatti, l'obiettivo dell'accordo internazionale non era la creazione di un mercato comune); infine ogni altra fonte energetica, e in particolare gli idrocarburi, ricadeva idealmente nell'alveo delle disposizioni del trattato CEE. In effetti il trattato di Roma che istituiva una Comunità Economica Europea non faceva menzione esplicita di fonti d'energia, ma si poteva ritenere che queste fossero da assimilarsi ad altri prodotti e di conseguenza fossero anch'esse oggetto della creazione di un mercato comune aperto 4 . Inoltre il trattato CEE, a differenza degli altri due accordi, dava vita a un corpus normativo che fondava un “sistema generale di integrazione” e stabiliva “regole fondamentali del processo integrativo” che potevano pertanto essere estese e applicate anche al settore energetico nei casi in cui non fosse già prevista una normativa specifica. A quel punto la competenza per la materia energetica era assegnata, con estensione e confini differenti, a organismi distinti facenti capo a Comunità distinte, non esenti dall'ambizione di preservare ognuno le proprie prerogative in materia 5 . I sei Stati membri delle Comunità (tanti sarebbero rimasti per circa due decenni fino al primo allargamento) differivano tra loro ampiamente con riguardo alla dotazione energetica e, di conseguenza, alle scelte operate in materia di politica energetica. I Paesi Bassi erano l'unico Paese dei Sei a ospitare una 4 Guy de Carmoy e Georges Brondel, L'Europe de l'énergie: objectif 1992 et perspectives 2010, Ufficio delle pubblicazioni ufficiali delle Comunità europee, Lussemburgo, 1991, pp. 59-61. 5 Armelle Demagny-Van Eyseren, “L'Europe à la recherche d'une politique pétrolière commune du Traité de Rome au premier choc pétrolier”, in Bulletin de l'Institut d’histoire du temps présent, n. 84 novembre 2004, p. 3. 9
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Informazioni tesi

  Autore: Matteo Bottecchia
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Francesco Petrini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

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