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Leonardo Dudreville

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5 anche intensamente alla musica che pratica da esecutore al violino e al violoncello e come compositore di alcuni poemi sinfonici. Ritornato a Milano dipinge con intensità. La temporanea parentesi di Brera lo ha messo in contatto con l’ambiente artistico milanese e il suo studio di via Jaurès diventa il luogo di incontro per molti artisti, letterati e musicisti. Nel febbraio 1910, secondo accordi presi, il suo nome avrebbe dovuto figurare tra quelli dei firmatari del Manifesto dei pittori futuristi, ma Boccioni secondo un passo delle memorie, ne avrebbe rifiutato l’adesione. L’artista partecipa dal 1910 alle mostre collettive organizzate presso la Famiglia Artistica insieme agli altri artisti milanesi di punta come Boccioni, Carrà, Bonzagni, Romani, Russolo. Nel 1911 partecipa alla mostra di Arte libera organizzata al Padiglione Ricordi. Tra il 1911 e il 1912 si situa il passaggio dalla pittura divisionista a quella che lui stesso definisce “ astrazione “. Nel 1912 espone Trilogia campestre alla Permanente che segna la trasformazione della sua pittura, da una semplice osservazione della natura alla ricerca del ritmo interiore delle cose, quindi si nota l’evoluzione verso una pittura più profonda. I disegni delle Maschere segnano un passaggio intermedio ed è un modo ironico per pensare alla presenza del futurismo. I personaggi che danzano mascherati sono appunto Boccioni, Carrà e Marinetti. In questi anni esegue malvolentieri delle illustrazioni di moda che forniscono la base finanziaria per proseguire le sue ricerche artistiche, come ricorderà nell’Autobiografia. Nel 1912 Dudreville espone alla galleria parigina di Albert Grubicy, in una antologica presentata da Gaetano Previati. Nello stesso anno si impegna a selezionare e contattare artisti, architetti e critici che nel febbraio del 1914 firmano il volantino di adesione al gruppo Nuove Tendenze. Tra i firmatari ed espositori sono presenti: i critici U. Nebbia, G. Macchi e D. Buffoni; i pittori L. Dudreville, A. Funi, C. Erba e A. Bisi Fabbri; lo scultore G. Possamai; gli architetti A. Sant’Elia, G.U. Arata e M. Chiattone; i pittori decorativi A. Fidora e M. Nizzoli. Nel maggio del 1914 il gruppo espone alla Famiglia Artistica di Milano con una mostra collettiva ed un programma presentato sotto forma di manifesto e di credo artistico. Tra tutti i firmatari, nelle sue memorie Dudreville ricorda con particolare nitidezza ed emozione l’adesione al gruppo di Sant’Elia destinata a provocargli tante ostilità e critiche. Nella mostra i suoi 10 dipinti sono collocati in una sala personale: i 4 pannelli delle Stagioni, l’Espansione della lirica, l’Urto del tragico, il Dissidio domestico quotidiano, i Ritmi emanati da A. Sant’Elia, da U. Nebbia e dallo scultore E. Pellini. Il catalogo dell’esposizione contiene anche una dichiarazione di poetica di Dudreville dove chiarisce la sua posizione. I principi elencati nel suo scritto non differiscono molto da quelli del gruppo futurista, solo che l’artificio che tende ad ottenere l’emotività è accentrato nel “ senso-vita “ con l’esclusione degli altri sensi tirati in ballo
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Leonardo Dudreville

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Informazioni tesi

  Autore: Silvia Berardi
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2008-09
  Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Studi Storici-Artistici
  Relatore: Iolanda Covre
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 108

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