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Leonardo Dudreville

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7 La mostra tenutasi a Milano avrebbe dovuto soggiornare in altre città d’Italia e della Svizzera, data la presenza nel gruppo dell’architetto ticinese Chiattone, ma tutto saltò a causa delle beghe interne, nonostante le numerose offerte. Immediatamente dopo l’esposizione alla Famiglia Artistica, Dudreville viene accusato da Funi di tenere per sé tutta la gloria. Durante la mostra Marinetti, Boccioni e Carrà convincono Sant’Elia ad unirsi alle file futuriste, in quanto sia Boccioni prima che Prampolini poi avevano tentato di dare una formulazione in chiave futurista dell’architettura, ma ora che c’era un architetto non bisognava farsi sfuggire l’occasione. Dudreville ricorda nelle sue memorie l’abbandono di Sant’Elia e di Funi con molta amarezza. Nel 1915 con l’entrata in guerra dell’Italia, Dudreville rimane a Milano a lavorare in quanto non viene chiamato alle armi a causa della sua cecità ad un occhio provocata da un incidente avvenuto all’età di 9 anni. Il suo contributo alla “ causa nazionale “ avviene attraverso le tavole, eseguito non solo da lui, ma anche da altri disegnatori e caricaturisti come Bonzagni, della raccolta Gli Unni… e gli Altri, di ispirazione satirico-patriottica. A partire dal 1914-15 esegue in gran quantità i soldatini di piombo che sono la trasfigurazione nell’immaginario di questo evento sentito fin dal principio come una vera e propria catastrofe. In questi anni di guerra nell’opera di Dudreville si realizza una sensibile evoluzione che passa dall’ “ astrazione “ a quello che lui stesso definirà come “ realismo “. L’opera, senza dubbio, più significatica di questo periodo è Il Caduto del 1919, che si trova al Civico Museo d’Arte Contemporanea di Milano. Con quest’opera termina l’esperimento futurista e ritorna palesemente al figurativismo. Nell’aprile del 1919 partecipa alla Grande esposizione futurista a Palazzo Cova con una serie di opere eseguite precedentemente. Una parte sono dipinti già esposti alla mostra Nuove Tendenze, le novità sono gli olii e i pastelli realizzati nel 1916-17. I critici acuti e a lui vicini come Giannetto Bisi e Margherita Sarfatti commentano con scetticismo la sua presenza alla rassegna futurista, ma viene contrariamente lodata in maniera positiva da Marinetti. Per volontà del capo del futurismo la mostra del Cova era dedicata allo scomparso Boccioni: “ Intorno alle sue grandi pitture lo festeggiano gli ingegni pittorici di Russolo, Dudreville, Depero con smisurate tavole parolibere multicolori e tattili olfattive descritte da me in un articolo poetico e polemico del ‘ Popolo d’Italia ‘ “ 7 . Nel marzo 1921 partecipa alle mostre tedesche del gruppo Valori Plastici; nel 1922 alla Primaverile fiorentina viene presentato da Vincenzo Bucci. Il critico scrive: “ Quando si scriverà la storia della nostra giovine arte, distinta in due capitoli corrispondenti alle sue parti – ‘Iconoclasti’ e ‘ Convertiti’ – bisognerà dare a Leonardo Dudreville un buon posto tanto nel primo che nel secondo. Dudreville, nato a Venezia nel 1885, ha avuto egli pure la sua scarlattina futurista (ma si dice che 7 Marinetti, La grande Milano tradizionale e futurista.
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Leonardo Dudreville

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Informazioni tesi

Autore: Silvia Berardi
Tipo: Laurea liv.I
Anno: 2008-09
Università: Università degli Studi di Roma La Sapienza
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Studi Storici-Artistici
Relatore: IolandaCovre
Lingua: Italiano
Num. pagine: 108

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