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Il persistere del mito polare nel romanzo ''Al Polo Australe in velocipede'' di E. Salgari

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6 probabilmente direttamente dall’isola che lo produceva, cioè dalla Gran Bretagna o dalla Cornovaglia 2 . Pitea superò le colonne d’Ercole, eludendo la sorveglianza dei Cartaginesi, che si opponevano all’espansione delle colonie greche nel Mediterraneo, lambì le coste spagnole e francesi per poi entrare nel canale della Manica; da qui proba- bilmente risalì lungo i litorali dell’Inghilterra Orientale sino alle Orcadi. A quel punto il navigatore marsigliese ebbe contatti con i nativi, i quali lo informarono che, ad appena sei giorni di navigazione, verso nord, erano presenti terre ancora inesplorate, ma che il mare diventava assai insidioso, a causa dei pericolosi ghiac- ci che si formavano e per le fittissime nebbie; nonostante ciò, Pitea lasciò le Orca- di e puntò verso nord, sino a raggiungere una terra misteriosa, che egli definisce Tule 3 , destinata ad entrare nel mito. Strabone (Geografia, IV, 5, 5), riprendendo le osservazioni di Pitea, la descrive come un’isola senza sole e piogge, la cui popo- lazione si nutre di radici, erbe e miele, perché il terreno non era fertile; il poco grano che si raccoglieva veniva trebbiato in grandi granai. Sia per Plinio 4 , che per Virgilio 5 , Tule è la terra ultima, entrando così nella storia e nella poesia dei secoli successivi come simbolo del mitico ed irraggiungibile confine nordico del mondo. Pitea scrisse peraltro un libro (Intorno all’Oceano) sul suo viaggio che purtroppo andò perduto, molto probabilmente nel rogo della biblioteca di Ales- sandria nel III secolo a.C. L’opera però venne letta dai suoi contemporanei, tra cui Eratostene ed Ipparco, grazie ai quali l’impresa del marsigliese non cadde nel di- menticatoio. Da questi autori possiamo così sapere che già Pitea probabilmente fu in grado di osservare il periodo di sei mesi di luce e di buio caratteristico delle zo- 2 “Plumbum ex Cassiteride insula primus adportavit Midacritus” (G. PLINIUS SECUNDUS, Naturalis Historia, VII, 197). 3 Sull’identificazione di Tule (Thule o Tyle) esistono varie teorie: l’ipotesi più accreditata è che si tratti dell’arcipelago delle isole Shetland, a Nord-Est delle Orcadi, anche se da quest’ultime sono ben più vicine di sei giorni di navigazione. Altri sostengono che Pitea abbia proseguito ad est sino a raggiungere la Norvegia meridionale o lo Jutland danese, anche se in nessuno di questi luoghi vi sono “giorni lunghi sei mesi”. 4 “…ultima omnium memorantur Tyle…” “… a Tyle unius diei navigazione mare concretum a non- nullis Cronium appellatur.” (ibidem , IV, 104). Da notare che Cronio è citato anche da Plutarco ne Il volto della luna. 5 Nel primo libro delle Georgiche, dopo la dedica a Mecenate, Virgilio invoca Augusto, affinché gli conceda l’obbedienza universale (“…tibi serviat Ultima Thyle…”).
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Il persistere del mito polare nel romanzo ''Al Polo Australe in velocipede'' di E. Salgari

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Informazioni tesi

Autore: Francesco Sorrenti
Tipo: Laurea liv.I
Anno: 2010-11
Università: Università degli studi di Genova
Facoltà: Lettere e Filosofia
Corso: Lettere
Relatore: FrancescoSurdich
Lingua: Italiano
Num. pagine: 63

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salgari
velocipede
polo sud
polo australe
mito polare

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