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Il persistere del mito polare nel romanzo ''Al Polo Australe in velocipede'' di E. Salgari

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10 Tuttavia, in questo periodo si presta più attenzione alle influenze che il clima ha sull’habitat naturale e si stabiliscono relazioni tra il suolo e le condizioni sociali, giustificando così in parte la condotta di questi popoli (basti pensare a Pa- olo Diacono nella sua Historia langobardorum). Un ruolo da mediatore assume Isidoro di Siviglia, che riprende parte della teoria geoclimatica di Plinio, adattandola però anche all’aspetto fisico. I Germani non sono solo dotati della natura di immania corpora, ma forgiati saevissimis fri- goribus 13 : al clima umido e freddo è da farsi risalire la causa del loro sviluppo fi- sico, che supera quello delle popolazioni meridionali, venendosi così meglio a precisare la ragione della loro efficienza bellica, anche se difettano sul piano dell’impegno prolungato e sulla resistenza alle malattie. Partendo sostanzialmente dalle stesse premesse, durante il Medioevo si tende, però, a giungere a conclusioni più drastiche sull’argomento, in modo da giustificare l’emarginazione dell’uomo non appartenente alla fascia temperata dell’emisfero; a ciò si aggiunge inoltre una discriminazione di stampo religioso, da inserirsi nella continua lotta tra cristianesimo e paganesimo. I popoli settentrio- nali non solo vengono di conseguenza presentati come privi di istituzioni vere e proprie, ma sono pure privi della luce del Signore; dalle loro terre proviene il de- monio, che vive nel sottosuolo, tra vulcani in eruzione e ghiacciai crepitanti 14 . Beda il Venerabile, riprendendo le affermazioni di Aristotele, sosteneva al riguardo che nessuna creatura potesse vivere nella fascia boreale, se non qualcuno deviante dalla normalità, cioè il monstrum che, con le sue mirabili difformità (cre- atura umana o non), sarebbe stato destinato a popolare le pagine e le illustrazioni di numerosi libri medievali, basti pensare ai bestiari. Certamente non è solo il Nord ad essere soggetto a questa diluizione in un arido meccanicismo degli studi geografici in una nuova concezione dettata dalla visione cristiana, secondo la qua- le voler andare al di là dei confini posti da Dio costituiva un atto di superbia: an- che Africa e Asia saranno popolate da creature favolose e terrificanti, ma il lega- me gelo-mostruosità sarà particolarmente forte, sfociando in una sorta di devia- zione teratologica della teoria geoclimatica. 13 Ethymologiarum sive Originum, IX, 2. 14 Basti pensare alla collocazione di Lucifero nel ghiaccio della Giudecca nell’Inferno dantesco.
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Il persistere del mito polare nel romanzo ''Al Polo Australe in velocipede'' di E. Salgari

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Informazioni tesi

  Autore: Francesco Sorrenti
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli studi di Genova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Lettere
  Relatore: Francesco Surdich
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 63

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Parole chiave

salgari
velocipede
polo sud
polo australe
mito polare

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