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La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849.

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15 con lacrime di paterna tenerezza; né si avrà bisogno di torturare la istoria, o di alterare avvenimenti notissimi, perché tutta la posterità Italiana, godendo dei diritti della tanto sospirata redenzione, abbia a ripetere con noi che la Costituzione piemontese fu liberalissimo dono di Carlo Alberto. 17 ” Il secondo pilastro del mito poggiava, invece, sull’idea che il sovrano avesse preparato il suo regno e il suo popolo alla libertà da anni con una serie di riforme che costituivano il preludio alla concessione finale della costituzione. Fu questa una tesi che ebbe grande successo e che continuò, come vedremo, ad essere riproposta e arricchita di altri argomenti, con l’intento di dipingere l’intero regno di Carlo Alberto segnato da sempre da una politica liberale che, tuttavia, il sovrano si era visto costretto a celare, dopo i moti del ’21, per prudenza. Già l’8 febbraio, al riguardo, “L’Opinione” diceva del re: “egli è il padre ed educatore del suo popolo, che dopo averlo famigliarizzato gradatamente alla vita politica delle nazioni, mette ora l’ultima mano al difficile, ma ben riuscito lavoro. […] Egli ha creato nuovi codici, nuove leggi, nuove istituzioni, nuove fonti di pubblica e privata prosperità. 18 ” E ancora il 12 aggiungeva: “Esso ha mostrato con questo che quei sentimenti de’ giovanili suoi anni non eransi estinti nel nobile suo cuore, ma che l’alto suo senno non aspettava che il favore e l’opportunità della circostanza, onde concedere loro un libero corso. 19 ” Anche “Il Risorgimento” sosteneva che, dal giorno stesso in cui era asceso al trono, il re avesse preparato la strada per questo grande trionfo: il monarca, preceduto da un regno reazionario e dovendo combattere innumerevoli pregiudizi, si era accinto a superare con prudenza tutti gli ostacoli. Per diciassette anni aveva riformato la legislazione interna, si era occupato della prosperità materiale del regno, aveva promosso le arti e l’educazione e, ritenendo che i tempi fossero ormai maturi, finalmente aveva concesso le prime libertà con le riforme del ’47 e infine lo statuto. Il giornale, inoltre, si felicitava per il fatto che cambiamenti così straordinari, soprattutto i più recenti, fossero avvenuti in un clima pacifico, senza che “ad un sol uomo venisse a costare una lagrima o una stilla di sangue” 20 . Non era l’unico a gioirne, (abbiamo visto ad esempio poco sopra il Messaggiere torinese) tuttavia il tema, come vedremo nel capitolo successivo, era particolarmente caro a questo foglio che aveva promosso una “rivoluzione preventiva” chiedendo a gran voce lo statuto. 17 “Il Messaggiere torinese”, anno XVI, n.12, 9 febbraio 1848, p.1, A. BROFFERIO. Vedi anche “Il Messaggiere torinese”, anno XVI, n.13, 12 febbraio 1848, p.2, A. AVOGADRO LASCARIS. 18 “L’Opinione”, anno XVI, supplemento al n. 7, 8 febbraio 1848, p.1. 19 “L’Opinione”, anno XVI, n.9, 11 febbraio 1848, p. 2. 20 “Il Risorgimento”, anno I, n. 44, 17 febbraio 1848, p.1. Vedi anche “Il Risorgimento”, anno I, n. 37, 9 febbraio 1848, p.1 e n. 38, 10 febbraio 1848, p.1.
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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Volonnino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Umberto Levra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

FAQ

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