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La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849.

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5 militare del Piemonte contro l’Austria, a cui si aggiunge l’episodio della morte del sovrano, esule ad Oporto. I principali ingranaggi della macchina del mito, sui cui questa tesi ha focalizzato l’attenzione, sono stati i giornali politici di tendenze liberali dell’area subalpina, nati per lo più all’inizio del 1848, proprio a seguito delle riforme concesse dal sovrano poche settimane prima. Un ruolo chiave ebbero i quotidiani “La Concordia” diretta dal liberal-democratico Lorenzo Valerio, “L’Opinione” e “La Gazzetta del popolo”. Si tratta dei più importanti organi della sinistra liberale la quale, non solo condizionò maggiormente le vicende politiche e belliche del Piemonte in quegli anni, ma proprio per questo ebbe un peso preponderante nell’esaltazione del sovrano nei termini che ci apprestiamo a considerare nelle prossime pagine. La necessità di avere un quadro quanto più chiaro e ampio possibile ci ha portati però a prendere in considerazione anche il foglio di Cavour “Il Risorgimento”, espressione dell’ala liberale moderata, e due periodici tra loro molto diversi quali il cattolico “L’Armonia della religione colla civiltà” e il radicale, a volta repubblicaneggiante, “Messaggiere torinese”, diretto dal poliedrico e combattivo Angelo Brofferio. Un’ulteriore fonte di riferimento sono stati i resoconti delle sedute del parlamento, altro luogo fondamentale della produzione del mito: soprattutto nel 1849, la Camera dei deputati trattò, spesso in sedute di poche ore, molti temi salienti e fondamentali di cui i giornali spesso costituirono una cassa di risonanza, laddove molti parlamentari erano anche gli stessi giornalisti che si dedicavano alla stesura di articoli infuocati nelle rispettive testate. Importante fu anche la produzione di opuscoli, pamphlet e discorsi dedicati dai contemporanei al magnanimo, come quelli del radicale Riccardo Sineo, dell’arcivescovo di Vercelli d’Angennes, del conte liberale Terenzio Mamiani. Inoltre non si è potuto prescindere, sull’argomento, dai carteggi privati di protagonisti di prim’ordine quali lo stesso Lorenzo Valerio, Domenico Buffa e Urbano Rattazzi, nonché di testimonianze dirette quali quelle di Enrico Morozzo della Rocca, Luigi Cibrario, Angelo Salice e del Brofferio, la cui caustica testimonianza controcorrente ha spesso permesso di conoscere “l’altro lato della medaglia”. L’incrocio di tali fonti e la lettura sistematica dei quotidiani ha permesso di individuare le tappe e gli artefici del mito. Si è così scoperto che nel corso del 1848 l’esaltazione del sovrano ha visto inizialmente un ruolo preponderante non solo della sinistra radicale, come si è soliti ritenere, ma anche dei moderati, in particolare per iniziativa di Cavour. Negli anni del clima di generale entusiasmo provocato dalla salita al potere di Pio IX e dalla strategica esaltazione dei liberali di tutta la penisola, l’appellativo magnanimo era usato come un semplice e benevolo aggettivo attribuito a più monarchi e addirittura a popoli interi, ogni qualvolta essi compivano importanti
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La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849.

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Volonnino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: UmbertoLevra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

FAQ

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Parole chiave

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