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La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849.

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8 cominciò ad insistere fu la nobiltà dei suoi intenti, che si scontrava con una realtà ostile e con numerosi nemici: fu un tema a cui si dovette sempre più ricorrere di fronte alle sconfitte che si susseguirono, fino alla tragica disfatta di Novara. Nell’agosto 1848, con la decisione di siglare l’armistizio Salasco, seguito all’increscioso incidente di palazzo Greppi, si fece largo un altro punto saliente: il re era oggetto del tradimento dei reazionari. Essi, riempivano la sua corte e, ostili allo statuto e alla guerra nazionale, avevano tramato contro di lui e contro le forze piemontesi. Solo così poteva essere giustificata la sconfitta in una guerra che, con l’impero asburgico al collasso dopo le insurrezioni delle principali città d’Europa, era sembrata tanto facile. La fase dell’armistizio vide i democratici impegnati in una grande azione di propaganda per convincere l’opinione pubblica della necessità di riprendere la guerra al più presto oltre che nel tentativo di prendere contatti col re, alle spalle del governo moderato di Alfieri, per ottenerne l’appoggio. Così accadde: grazie alla collaborazione del popolare Gioberti e a quella del sovrano, deciso a risollevare il prestigio della monarchia con una nuova guerra in cui egli potesse morire eroicamente lasciando il trono al figlio circondato da un popolo da un parlamento e da una corte commossi, i democratici riuscirono finalmente a prendere il controllo del ministero e della Camera. Erano quindi, contro ogni realistica previsione, pronti a riprendere le armi, per dimostrare la validità delle loro posizioni e proseguire l’alleanza con la corona. Dopo una fase di silenzio del mito tra l’autunno e l’inverno del ’48, segnato dall’imbarazzo dopo la disfatta e dall’impossibilità di elogiare un re guerriero ma sconfitto, nonché un sovrano liberale che però aveva deciso di ricorrere alla guida del conservatore Alfieri, adesso era invece possibile ricominciare a sollecitare il monarca a combattere riprendendo gli epiteti e le immagini di un tempo. Anzi, veniva detto, ignorando la scelta di Alfieri come presidente del Consiglio, il re non aveva mai smesso di sperare di riprendere a combattere, sin dal primo momento in cui aveva lasciato Milano: finalmente il suo desiderio poteva essere esaudito. E invece fu la disfatta assoluta, una guerra di tre giorni soltanto, che dimostrò anche tutta la debolezza delle tesi democratiche. Com’è noto, Carlo Alberto, stremato, dopo aver cercato invano la morte in battaglia, decise di abdicare. Se il mito fino a questo momento era stato funzionale a guidare le scelte del sovrano e dell’opinione pubblica verso la guerra, ora diventava necessario per salvare il salvabile: la posizione della sinistra era quanto mai drammatica, non solo per la rovina provocata dalla sconfitta, ma anche per l’ascesa al trono di Vittorio Emanuele II, notoriamente ostile alla sinistra, il quale aveva immediatamente nominato un governo conservatore e fatto temere a molti che fossero finiti i giorni delle libertà costituzionali, come stava accadendo in molte parti d’Europa.
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La leggenda del re magnanimo. La costruzione del mito di Carlo Alberto nel dibattito politico 1847-1849.

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Informazioni tesi

  Autore: Antonio Volonnino
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Torino
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia contemporanea
  Relatore: Umberto Levra
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 200

FAQ

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Parole chiave

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