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Cassa di Risparmio di Ravenna, edificio emblematico della cultura unificatrice dell’Italia di fine Ottocento: studio diagnostico dei prospetti

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7 questo ebbe vita breve, in quanto venne abbattuto nel 1918 perché considerato ingombrante e mal impiantato, ed al suo posto, sorse, nei tre anni successivi, l’attuale Mercato Coperto, decorato con stucchi in gusto floreale e sostenuto da colonne in ghisa, che ospitò botteghe di generi alimentari 4 . Dunque l’immagine di Ravenna tra Ottocento e Novecento è quella di una città di provincia isolata sia geograficamente che politicamente che cerca affannosamente di rinnovarsi. Tuttavia, le vicende edilizie – di cui ora si faranno brevi cenni - non mutarono profondamente il centro della città, seppure in alcune sue parti resta il segno della cultura architettonico-urbanistica dell’epoca. Nel contesto del centro storico si evidenzia il notevole volume del nuovo teatro Dante Alighieri, il quale definisce il perimetro della piazza in precedenza denominata “piazzetta degli Svizzeri” (oggi piazza Giuseppe Garibaldi) e per gran parte occupata da modesti fabbricati. Tra gli obbiettivi dell’Amministrazione comunale, infatti, allorché si decise la costruzione dell’Alighieri, vi era stato sicuramente anche quello della realizzazione di un luogo urbano moderno e rappresentativo, proprio nel cuore della città storica. La nascita del nuovo corpo sociale, cioè quello della borghesia, che assunse tendenze e modi culturali fino ad allora esclusivi dell’aristocrazia, spiega la necessità di costruire una nuova sala pubblica per spettacoli, più ampia e decorosa del vecchio teatro. L’Alighieri infatti conferì al cuore della città un prestigio nuovo, con la sua maestosa mole e il solenne colonnato neoclassico sul fronte, oltre un’orchestra stabile di 45 strumentisti. Distribuiti sui 5 ordini, i palchi erano 124 e la loro proprietà rifletteva le recenti trasformazioni della società ravennate: la metà a “cittadini” e un quarto ai nobili, un rapporto che era inverso nel precedente teatro. Per la realizzazione si affidò il progetto agli architetti veneziani Giovan Battista e Tommaso Meduna. L’edificio fu portato a compimento in circa dodici anni (dal 1840 al 1852) con diverse varianti in corso d’opera, tra le quali la modifica della facciata che resterà priva di timpano di coronamento. Per l’edificazione fu scelta quella zona che era rimasta fino ad allora ai margini della vita cittadina, ma che mostrava potenzialità eccezionali, in quanto prossima a piazza Maggiore e sul percorso che da essa porta alla Tomba di Dante Alighieri, perciò l’erezione di un teatro avrebbe sicuramente promosso quel luogo a ritrovo sociale. 4 PIRAZZOLI, Ravenna, op. cit., pp. 54-55-56-81-82.
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Cassa di Risparmio di Ravenna, edificio emblematico della cultura unificatrice dell’Italia di fine Ottocento: studio diagnostico dei prospetti

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Informazioni tesi

  Autore: Marta Damiani
  Tipo: Laurea liv.II (specialistica)
  Anno: 2010-11
  Università: Università degli Studi di Bologna
  Facoltà: Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali
  Corso: Scienze e Tecnologie per la Conservazione ed il Restauro dei Beni Culturali
  Relatore: Giuseppe Maria Bargossi
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 243

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