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Ottemperanza alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e processo penale

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20 punto di vista individuale, la possibilità effettiva di ogni persona 31 – senza alcuna discriminazione 32 – d’invocare i diritti tutelati dalla CEDU dinanzi ad un’istanza nazionale 33 , ma per giunta obbliga lo Stato stesso ad un comportamento positivo consistente nella prevenzione e nella repressione dell’attività di individui che incidano sul godimento dei diritti da parte di altri individui 34 . Altresì, l’enunciato in commento comporta che (sia o no incorporato il testo convenzionale nel diritto interno statale 35 , a rilevare è soltanto il fatto che i diritti siano pienamente e sostanzialmente tutelati secondo le modalità previste dalla Convenzione 36 ) lo Stato sia responsabile – da un punto di vista che, differentemente dall’ipotesi precedente, si potrebbe definire pubblico – per le violazioni della CEDU come queste possano concretarsi non solo a seguito di una legislazione incompatibile con la stessa, ma anche attraverso atti contrastanti ad essa realizzati da tutte le autorità pubbliche statali (comprese quelle governative e le corti) 37 . Riassumendo, sullo Stato incombe l’obbligo di assicurare che la sua legislazione domestica sia compatibile con la Convenzione (e, diversamente, dovrà adoperarsi per raggiungere tale scopo) 38 oltre a quello di adottare ogni comportamento attivo volto a raggiungere gli obiettivi della medesima. 31 È da rilevare che con la suddetta espressione la Convenzione vuole tutelare non solo i cittadini dello stesso Stato membro (v. però alcune disposizioni in tal senso come, ad esempio, l’art. 3, par. 2, del Protocollo aggiuntivo n. 4), ma anche tutti coloro che “entrano in rapporto” col medesimo. Sotto un altro profilo, l’art. 1 CEDU, in combinato disposto con l’art. 34 CEDU, permette di considerare come “persona” sia quella fisica che quella giuridica. 32 Come richiede l’art. 14 CEDU, il quale statuisce che: «Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere assicurato senza nessuna discriminazione, in particolare quelle fondate sul sesso, la razza, il colore, la lingua, la religione, le opinioni politiche o quelle di altro genere, l’origine nazionale o sociale, l’appartenenza a una minoranza nazionale, la ricchezza, la nascita od ogni altra condizione». 33 Cfr. art. 13 CEDU. 34 V. in questo senso G. DI GAJA, commento all’art. 1, in Commentario alla Convenzione europea, cit., pp. 23-24. Cfr. anche Corte EDU, 18 gennaio 1978, Irlanda c. Regno Unito, par. 239. 35 Ex multis, Corte EDU, 27 settembre 1995, McCann e altri c. Regno Unito, par. 153. 36 In questi termini, Corte EDU, 28 ottobre 1994, Margaret Murray c. Regno Unito, par. 68. 37 V. più dettagliatamente F.J. JACOBS, R.C.A. WHITE, The European Convention, cit., p. 17. 38 V. Commissione, D 214/56, De Becker c. Belgio, in Yearbook HR, 1958-1959, p. 214 ss. La Commissione Europea dei Diritti dell’Uomo sarà esaminata più approfonditamente quando si tratterà il tema della tutela giurisdizionale in àmbito CEDU (e quindi anche delle istituzioni ad essa preposte). Basti qui ricordare che detto organo era previsto dall’art. 19 CEDU nella sua versione originaria, insieme alla Corte EDU (tale versione è consultabile in G.U. n. 221 del 24-9-1955, p. 3372 ss.). La sua funzione principale consisteva nel “filtrare” i ricorsi, sia interstatali che individuali; inoltre, poteva adottare un rapporto sul merito della controversia, poi trasmesso automaticamente al Comitato, facendo scattare così il termine di tre mesi per adire la Corte. Nel novembre 1998, con l’entrata in vigore del Protocollo n. 11 alla CEDU, la Commissione e la Corte EDU (così come fino ad allora esistente) sono state sostituite da una Corte EDU permanente.
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Informazioni tesi

  Autore: Marco Olivini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Livia Giuliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 311

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