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Ottemperanza alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e processo penale

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17 Libertà fondamentali 20 , adottata a Roma il 4 novembre 1950 ed entrata in vigore per l’Italia il 26 ottobre 1955, giorno in cui è stato effettuato il deposito degli strumenti di ratifica presso il Segretario generale del Consiglio d’Europa. Il sistema integrato di protezione dei diritti fondamentali operativo nel sistema europeo è articolato su tre livelli 21 ed è configurabile come una “rete” o, meglio, come più “reti” sovrapponibili, nelle quali la protezione dalla violazione di un diritto che non trova soddisfazione ad un livello viene cercata, sussidiariamente, nella “rete” sottostante. La CEDU e la Corte EDU formano solo uno di questi tre livelli; i restanti due, quello comunitario e quello nazionale, sono costituiti rispettivamente dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea oltre che dalla giurisprudenza della Corte di giustizia dell’Unione europea e dal dettato normativo domestico di ciascuno Stato 22 . convenzionale. Per l’Autore è da preferire, invece, il procedimento ordinario di adattamento quando la norma internazionale non è self-executing. A proposito del procedimento ordinario, e quindi d’incorporazione nell’ordinamento interno (con o senza riformulazione) del testo convenzionale tout court, v. F.J. JACOBS, R.C.A. WHITE, The European Convention, cit., pp. 15-16, i quali rilevano che alcuni Autori hanno sostenuto la presenza di un dovere – da parte degli Stati membri – di incorporare nel diritto interno la CEDU. Diversamente da queste opinioni, nel suo intervento romano del 2 novembre 1990, l’allora presidente della Corte di Strasburgo Rovl Ryssdal parlò dell’incorporazione nei seguenti termini: «Incorporation of the Convention into domestic law, as known in many States, is one of the most effective means of reducing the need for recours to Strasbourg»; quindi, la riduzione dei ricorsi a Strasburgo è qui considerata come conseguenza dell’atto interno statale d’incorporazione del testo convenzionale. Ciò in quanto, come specificherà il presidente Ryssdal in altri suoi successivi interventi, da un lato si fornisce un’opportunità alle corti nazionali di tener conto della Convenzione e del case-law della Corte EDU prima che questa si pronunci sullo stesso caso e, dall’altro, si permette di dare agli stessi organi europei la possibilità di conoscere l’opinione e l’interpretazione che le corti nazionali danno della CEDU nel risolvere i casi concreti che si presentano dinanzi ad esse. Il tutto in una prospettiva di dialogo, strumento necessario in questo cruciale contesto. 20 Come si legge nella nota d’apertura ad A. SACCUCCI, Revisione dei processi in ottemperanza alle sentenze della Corte europea: riflessioni dei iure condendo, in Dir. pen. proc., 2002, p. 247, il Consiglio d’Europa ha disposto, accogliendo una raccomandazione dell’Assemblea parlamentare del 1998, che il titolo del testo italiano della CEDU si sarebbe dovuto riferire ai «diritti umani» («human rights» della versione anglosassone) e non ai «diritti dell’uomo», superando così, definitivamente, la concezione originariamente maschilista di una tematica piuttosto legata alla natura umana. Come afferma l’Autore, di certo non si tratta di un’innovazione epocale; ciononostante, si pone in un’ottica di ammodernamento formale, esigenza, quest’ultima, non meno sussistente di quella sostanziale. Al gennaio 2012 tale richiesta dell’Assemblea del Consiglio non risulta esser stata soddisfatta dallo Stato italiano. 21 Cfr. D. TEGA, L’ordinamento costituzionale italiano e il “sistema” CEDU: accordi e disaccordi, in La Convenzione europea dei diritti dell’uomo nell’ordinamento penale italiano, a cura di V. Manes e V. Zagrebelsky, Giuffrè, Milano, 2011, pp. 193-194. 22 Come scritto, la metafora della rete è quella utilizzata generalmente dagli interpreti per descrivere il sistema europeo contemporaneo di protezione dei diritti fondamentali dell’uomo, meglio noto come “sistema di protezione multilivello”. Si vuole in questa sede cominciare ad “abbozzare” l’idea di un “piramide”, da sostituire a quella della “rete”, come metafora raffigurante tale sistema: alla base di tale piramide si pongono le Costituzioni, le legislazioni e le Corti nazionali che tutelano i diritti dell’individuo; al “piano” centrale, quello comunitario, è presente il sistema di protezione dei diritti fondamentali dell’uomo costituito dalla
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Ottemperanza alle sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo e processo penale

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Informazioni tesi

  Autore: Marco Olivini
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Pavia
  Facoltà: Giurisprudenza
  Corso: Giurisprudenza
  Relatore: Livia Giuliani
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 311

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revisione europea
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670 c.p.p.
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