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Giotto letto da Dante

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II La Cappella degli Scrovegni 2.1 Cenni storici sulla sua costruzione Sebbene la storia della cappella abbia radici lontane, il 26 giugno del 1090, quando l'impe- ratore Enrico IV donò al vescovo padovano Milone dei terreni, specificando la zona dell'Are- na romana, in verità la chiesa di Santa Maria della Carità fu costruita sull'antica pianta dell'an- fiteatro solo ai primi anni del Trecento. È da escludere che vi fosse stata un'eventuale cappella precedentemente lì ubicata 1 . La committenza si deve ad Enrico Scrovegni che dimorava nel palazzo a fianco 2 . Infatti la chiesa, poi denominata Cappella degli Scrovegni, originariamente aveva la parete nord addossata direttamente al palazzo familiare che dava la facciata verso l'interno dell'Arena. Questo fu poi abbattuto dagli eredi, i nobili Gradenigo, nel 1827 3 . Simile sorte spettava alla Cappella, così come agli affreschi, una volta staccati, poiché erano destinati alla vendita. Fortunatamente la trattativa del passaggio di proprietà al comune di Padova, dopo una sessantina d'anni di sforzi, si concluse nel 1880 4 . Chiesa venduta, monumento sal- vato per i posteri. Ma non esattamente integra, si dovette quindi operare d'urgenza per salvare il ciclo di affreschi. Infatti si crearono danni irreparabili alla pellicola pittorica, dovuti all'ab- battimento del palazzo di famiglia e della loggia in facciata, che lasciarono la chiesa in balìa delle intemperie e delle infiltrazioni. La chiesa fu costruita grazie alle ricchezze della famiglia Scrovegni, che però non provengono 1 C. Bellinati, Nuovi studi sulla Cappella di Giotto all'Arena di Padova, Padova, Il Poligrafo, 2003, p. 19 2 Ultimamente va intensificandosi l'ipotesi che Enrico fosse stato aiutato dall'Ordine dei Cavalieri gaudenti. «Se il culto della Vergine Maria e la battaglia contro l'usura sono stati le caratteristiche essenziali di questo Ordine; ciò che sembra essere stato l'elemento tipologico specifico fu la castità dei Cavalieri gaudenti», ciò troverebbe conferma nell'Inferno che «sembra brulicare di dannati, spesso religiosi, che hanno compiuto pec- cati anche contro la castità». G. Lorenzoni, Su alcuni aspetti iconografici dell'Inferno di Giotto nella Cappel- la Scrovegni di Padova, in «Hortus artium medievalium», 4, 1998, p. 158 3 «Sempre i Gradenigo avevano già lasciato cadere, per non medicata vecchiezza, l'antico portico a tre archi addossato alla facciata (…) e nel 1829 avevano aggredito la cappella stessa, cominciando con lo scoperchiare il tetto dell'annessa sacrestia nell'intento di ricavare materiale da costruzione». C. Frugoni, L' affare migliore di Enrico. Giotto e la Cappella Scrovegni, Torino, Einaudi, 2008, p. 6 4 Dopo lo spettro della vendita degli affreschi all'Arundel Society, il 10 maggio 1880 l'assessore alla cultura Tolomei spinse il Consiglio all'acquisto del terreno con fabbriche denominato l'Arena dai conti Gradenigo per 54.921 lire. G. Pisani, I volti segreti di Giotto, Milano, RCS Libri, 2008, p. 25 7
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Giotto letto da Dante

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Informazioni tesi

  Autore: Maickol Quarena
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Giovanna Valenzano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

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