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Giotto letto da Dante

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lusione di un transetto; questo dimostra che quando Giotto cominciò ad affrescare, l'imposta- zione muraria era già fissa e conclusa. La scena di Enrico offerente è stata forse l'ultima dipin- ta, quindi il modellino presenta il progetto realizzato e non quello in fieri 17 . Nel modellino non compare il campanile, eppure i frati il 9 gennaio 1305 lo dichiarano già concluso e lo fecero abbattere, quindi la data dell'indulgenza di Benedetto XI, 1 marzo 1304 potrebbe segnare la fine delle decorazioni. Alle modifiche apportate alla struttura seguì una nuova consacrazione, il 25 marzo 1305; infatti il 16 marzo 1305 Enrico chiese de pannis san- cti marci al Gran Consiglio di Venezia, città fortemente finanziata da lui. L'ipotesi più getto- nata di cosa si trattasse, propone che fossero dei paramenti che servissero per riempire parti di muro non ancora dipinte. Ma la bolla del pontefice è dell'anno prima. Il motivo per cui do- mandò a Venezia teli ricamati era forse solo per ribadire il grado di eccezionalità con cui gli fu permesso costruire la chiesa e ovviamente per sfoggiare conoscenze prestigiose. Così come non appare casuale l'imitazione dello schema iconografico dei mosaici marciani, nelle fasce delle Virtù e dei Vizi della Cappella, dove ai veri marmi e ori veneziani ora trovano posto imi- tazioni illusionistiche. Un piccolo mistero è la statua di Enrico, di data e autore incerti, che offre varie interpreta- zioni, specialmente quale fosse il suo posto designato. La sua stazione eretta non è convenien- te per l'interno di una chiesa, così come la frase scritta ai piedi della statua «propria figura do- mini enrici scrovegni militis de larena» 18 non si confà ad un ambiente religioso, piuttosto è ragionevole pensare ad una nicchia esterna in facciata. Ogni anno, il 25 marzo, veniva teatralizzata l'Annunciazione in un vangelo cantato, che creò fama e popolarità per Enrico. Questo però durò pochi anni, perché a Padova cominciarono lotte intestine: nel 1311 perse il controllo su Vicenza, mentre dall'altra parte avanzava un potente Cangrande. Enrico intuì subito con chi istituire alleanze e si avvicinò ai Carraresi 19 , in continua espansione politica e sociale, nonostante i suoi pronipoti non fossero della medesima idea. Ma col nuovo tentativo di Cangrande di entrare in Padova nel 1320, e non sapendo chi poggiare, l'invasore o Giacomo da Carrara, Enrico chiese ospitalità a Venezia. Dopo che Padova si arrese allo scaligero nel 1328, Enrico tornò proponendosi a Cangrande, cosa che fece infuriare Marsilio da Carrara e che provocò disaccordi tra i due ex parenti, pro- 17 Frugoni, L'affare migliore di Enrico, cit., 2008, p. 43 18 Ibid., p. 53 19 «Da tempo del resto lo Scrovegni si era schierato dalla parte dei Carraresi; nell'ambasciata del 1307 si trovava in compagnia di Ubertino da Carrara, con Giacomo era stato a Milano nel 1311 per l'incoronazione dell'imperatore. (…) si era schierato con il partito dei Carraresi favorevoli a Baiamonte, dichiarandosi pronto ad offrire ogni possibile aiuto». Ibid., p. 63 11
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Giotto letto da Dante

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Informazioni tesi

  Autore: Maickol Quarena
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Giovanna Valenzano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

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