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Giotto letto da Dante

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vocando la nuova fuga a Venezia dello Scrovegni. Qui il suo fiuto per gli affari continuò incessantemente fino al 1336, anno della sua morte. Sempre secondo Giovanni da Nono, Enrico avrebbe fatto parte dei Cavalieri gaudenti, devoti alla Madonna e impegnati nella soppressione dell'usura. Ma documenti che certifichino la sua appartenenza non ce ne sono. Però nei testamenti redatti in più occasioni, ricorre spesso la volontà di riposare in eterno nella sua chiesa, così come la volontà che si faccia messa e che i chierici seguano i dettami di Sant'Agostino. Una prova di questo si trova nel Giudizio univer- sale. Il fiuto per gli affari si denota anche nell'ultimo testamento 20 : dovendo preservare le ric- chezze future ai figli maschi, lascia alla moglie Iacobina i possedimenti padovani dal reddito incerto, poiché al momento occupati dal nemico Marsilio. Non mancò di menzionare in esso, ripagandolo con soldi, un certo Filippo Bellegno, che da consigliere dogale aiutò Enrico nella città dei canali. Un lascito copioso pari a quello per la casa del clero ancora da costruire, ma nessuna buona parola per la moglie e le figlie. Verso la fine del testamento Enrico divide lasciti in miriadi di piccole chiese, conventi e mo- nasteri in tutto il Veneto, preoccupato più per la vita dell'aldilà sua e dei genitori che per la moglie; soldi ora per preghiere future e un ottimo lasciapassare per il Paradiso. 2.2 Antico e Nuovo Testamento Una volta entrati dalla porta laterale, che all'epoca univa il palazzo alla Cappella, ci si trova avvolti dagli affreschi, «l'impresa pittorica di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova si configura e va letta non tanto in una dimensione di spettacolo a sviluppo lineare (…) quanto come traduzione in itinerario visivo di un compiuto viaggio a spirale, che coinvolge tutto lo spazio architettonico emblema dello spazio esistenziale di tutta l'umanità - dal cielo alla terra e dalla terra al cielo» 21 . L'edificio è spoglio all'esterno e appena si è dentro risalta la diffe- renza, l'interno è «come uno scrigno dalla volta a botte interamente affrescato. Uno spazio dove l'horror vacui si trasforma nella rappresentazione religiosa dell'intera visione dell'uni- verso cristiano» 22 . Lo sguardo è direzionato frontalmente a leggere nel primo registro in alto 20 L'ultimo testamento di Enrico fu scritto il 12 marzo 1336 al monastero di San Mattia su un'isola presso Murano. Bellinati, Nuovi studi sulla Cappella di Giotto all'Arena di Padova, cit., 2003, p.11 21 G. Segato, Giotto a Padova. Un viaggio giubilare come spirale della salvezza, in Giotto e Dante, cit., 2001, p. 137 22 M. B. Autizi (2001) Una nuova visione del mondo negli affreschi della Cappella degli Scrovegni, in «Padova e il suo territorio», XVI, 90, p.13 12
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Giotto letto da Dante

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Informazioni tesi

  Autore: Maickol Quarena
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2009-10
  Università: Università degli Studi di Padova
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Scienze dei beni culturali
  Relatore: Giovanna Valenzano
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 93

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