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Sindacati e Partecipazioni statali. Il caso Lanerossi-ENI (1959-1973)

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coltivatori diretti, il 23% da affittuari (14.000), una fetta di piccoli proprietari che integra il pezzo di terra con un altro presa in affitto, il 14% (8.600) e un'ulteriore fetta di mezzadri, soprattutto concentrati nella zona di Bassano del Grappa, il 4% (2.200) 8 . L'attività industriale occupava 80.000 lavoratori, ma quelli che cercavano di abbandonare il lavoro ancestrale dei propri padri per entrare in fabbrica, dove lo stipendio era assicurato e la possibilità di abitare in una casa salubre era un obiettivo molto più raggiungibile, coinvolgeva in provincia almeno il doppio di persone. Gli interventi per aiutare i Comuni riconosciuti dallo Stato come “aree depresse”, a seguito dell'entrata in vigore della legge n° 635 del 29 luglio 1957, evidenziava due aspetti: l'arretratezza di molte zone del Veneto alla vigilia del «miracolo economico» e il distacco sociale della classe operaia dalla realtà rurale circostante 9 . Possiamo dire che lo sviluppo italiano che si andava profilando in questi anni andava costituendo una classe media con esigenze molto diverse dal passato, in termini di qualità della casa, di qualità del lavoro, di esercizio del tempo libero come avveniva già da decenni nel mondo statunitense da dove arrivava il modello di crescita economica seguito dall'Italia dal dopoguerra. Entrare a far parte della classe operaia rappresentava la possibilità di garantirsi un futuro migliore lontano dalle fatiche del raccolto nei campi. A Valdagno con la Marzotto, a Schio con la Lanerossi e ad Arzignano con l'industria meccanica Pellizzari, la provincia si confermava come una delle più dinamiche del Nord-Est e il prestigio che portavano in dote grazie alla loro storia industriale faceva sì che ancora negli anni Sessanta fosse un privilegio di non poco conto essere assunti alle loro dipendenze. Anche se per il settore tessile si cominciava a profilare la concorrenza delle economie emergenti dei «Paesi in via di sviluppo», la centralità economica della presenza nel Vicentino della Lanerossi e della Marzotto era pressoché intatta. Era comunque preferibile entrare in una grande fabbrica piuttosto che essere assunti nella piccola impresa tessile dove i salari non erano rispettati come avrebbe dovuto garantire il contratto nazionale del settore. I molti giovani che cercavano lavoro erano disponibili a lavorare anche a basse paghe piuttosto che rimanere a fare i contadini come i genitori ed esisteva quindi una fascia di lavoratori deboli sul mercato del lavoro e che non poteva reagire alle inadempienze contrattuali per il rischio di essere immediatamente licenziata. Nella grande fabbrica esisteva il contrappeso del sindacato che riusciva, attraverso lotte organizzate, con il lavoro delle Commissioni Interne e delle Sezioni aziendali sindacali (SAS), a far rispettare, seppure con difficoltà, il contratto nazionale. 8 ARMANDO GERV ASONI, Scuola e casa: punti di partenza per rinnovare l'ambiente contadino, «Il Gazzettino di Vicenza», 3 settembre 1960; Istituto Regionale per lo Sviluppo Economico e Sociale del Veneto (IRSEV), Le province venete nell'ultimo cinquantennio, Venezia, Stabilimento Zincografico S. Marco, 1960, p. 290. 9 NADIA OLIVIERI, Il Veneto e la legislazione sui comuni e sulle aree depresse (1949-1966), in Annali della Fondazione Mariano Rumor, a cura di FILIBERTO AGOSTINI, n. 3, 2009, Vicenza, pp. 95-130. 12
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Informazioni tesi

  Autore: Lorenzo Chemello
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi Ca' Foscari di Venezia
  Facoltà: Lettere e Filosofia
  Corso: Storia
  Relatore: Gilda Zazzara
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 149

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Parole chiave

sindacato
partecipazioni statali
industria tessile
lanerossi
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