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Evoluzione del Potere d'Agenda legislativo nella Camera dei Deputati

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6 disciplina le discussioni alla Camera dei Deputati, alla capitale riforma del voto segreto nel 1988 e infine l'ultimo esempio di riforma d'ampia portata datata 1997. Nel capitolo 1 attraverso le osservazioni di Gary Cox ed Herbert Doring si chiarirà la distinzione tra Negative e Positive agenda setting power, specificando inoltre quando si parla di potere d'agenda centralizzato e quando di potere d'agenda decentralizzato; si definirà lo Stato di natura legislativa e l'opposto Stato di organizzazione legislativa. L'analisi successiva si avvarrà anzitutto dei testi dei Regolamenti parlamentari quali documenti formali di regole e pratiche istituite a salvaguardia dei diritti di ciascun parlamentare e organizzazione dei lavori dell'Assemblea. Per quanto i progetti di modifica del Regolamento non abbiano mai riscontrato grande enfasi nel dibattito politico extra- parlamentare, ogni qualvolta il Parlamento (spesso all'unanimità) apportò correzioni e modifiche si verificarono significativi cambiamenti in seno al gioco parlamentare, costringendo i deputati a rivedere le proprie strategie: è evidente come tali modifiche abbiano comportato ulteriori conseguenze circa la forma e la qualità delle leggi approvate da lì in avanti. Il capitolo 2 fornirà una scansione storica di tale processo individuando le tappe fondamentali nel periodo 1848-1943: i regolamenti provvisori del 1848, 1863 e 1868, quello definitivo del 1888, il caso di ostruzionismo del 1900, le modifiche del biennio 1920-1922. Nel capitolo 3 si andrà ad analizzare la riforma regolamentare approvata nel 1971. Sebbene approvata da un ampia maggioranza, emersero alcuni criticità: le decisioni adottate contrastavano l'ostruzionismo? Ne limitavano la pratica oltranzista di certe frange dell'opposizione? Quali partiti di contro uscivano rafforzati dalla riforma regolamentare? Il capitolo 4 illustrerà le successive modifiche al Regolamento, in particolare la riforma del voto segreto del 1988. Essa toccò tutta una serie di equilibri sopratutto interni all'allora coalizione di governo (democristiani-socialisti); la discussione ebbe toni infuocati in aula costringendo il rinvio della votazione finale per ben due volte, mentre sulla stampa e nell'opinione pubblica l'argomento suscitò notevole interesse attorno al rapporto deputati- elettori. Tale riforma regolamentare sradicò l'ambiguo sistema dei “franchi tiratori”, indebolì il correntismo, rafforzò il rapporto di fiducia Governo-Parlamento, ma non riuscì a rafforzare a dovere il ruolo del Governo nel quadro politico italiano e proteggere l'iniziativa legislativa dell'Esecutivo all'interno del Parlamento. Infine il capitolo 5 si focalizzerà sulla Seconda repubblica (1994) individuando i mutamenti rispetto al periodo precedente, nonchØ le significative persistenze. La riforma del Regolamento del 1997 sviluppò alcune innovazioni e modificò alcune procedure così da migliorare l'output legislativo. Gli interventi sono stati efficaci? Oppure il Regolamento oggigiorno (2012) necessita di ulteriori interventi di "manutenzione"?
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Evoluzione del Potere d'Agenda legislativo nella Camera dei Deputati

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Informazioni tesi

  Autore: Nicolò Pellegatta
  Tipo: Laurea liv.I
  Anno: 2011-12
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Scienze politiche e delle relazioni internazionali
  Relatore: Francesco Zucchini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 99

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