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Partecipazione, cittadinanza attiva e nuovi modelli di governance. Uno studio di caso nell’area genovese

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13 particolar modo con la razionalità sociale [Beck 2000]. Le decisioni di governo non possono più essere viste allora come l’espressione di un calcolo razionale di soggetti che si trovano ai vertici delle organizzazioni, cui corrisponde una mera attività esecutiva delle unità sottoposte. Esse appaiono piuttosto come complesse attività di problem solving cui partecipano diversi gruppi, i quali possono immettere nel processo proprie risorse cognitive, sociali e finanziarie che la sola amministrazione non possederebbe. Si passerebbe così da istituzioni unitarie, con competenze giuridiche, tecniche o territoriali tali da mettere in grado di padroneggiare il problema in modo coerente e senza bisogno di dipendere da altri, a meccanismi che consentano una cooperazione che permetta una proficua interazione fra istituzioni pubbliche e private. 1.2 Policy-networks: la società civile al governo Alcuni degli elementi caratteristici delle nuove forme di policy-making inclusivo si potevano già riscontrare in un filone di studi di stampo pluralista, che sottolineava come, già prima del passaggio degli anni ‘90 da una visione top-down ad una bottom-up, il processo di produzione di politiche era nella pratica ben lungi da come avrebbero voluto i teorici della razionalità sinottica e assoluta. La moltiplicazione degli attori coinvolti, la pluralizzazione dei punti di vista legittimati a intervenire, l’insistenza sulla natura attiva della cittadinanza, nonché dei territori in quanto spazi situati dell’esercizio di tale attivazione, erano infatti tutte questioni già analizzate dagli studi sui policy-networks. «Che sia esercitato attraverso la persuasione, lo scambio o l’autorità», scriveva Lindblom [1990, 5], «nel policy-making il controllo nel gioco del potere muove da tutte le direzioni. Anziché essere inquadrati in un ordine gerarchico pervasivo, dove il controllo discende solo dall’alto al basso, tutti i partecipanti si controllano l’un l’altro usando le gerarchie dall’alto al basso, dal basso all’alto e attraverso ogni livello, con un controllo reciproco tra gli uni e gli altri, e con un conseguente accomodamento reciproco degli uni agli altri». L’approccio top-down si basa sull’ipotesi che la conoscenza avanzi in modo unidirezionale, da chi disegna le politiche a chi le implementa, mentre l’approccio di rete presuppone uno scambio continuo di informazioni a tutti i livelli. Una rete è, secondo Sch őn [cit. in Regonini 2001, 240], un insieme di elementi collegati l’un l’altro da interconnessioni multiple, le cui caratteristiche sono la ridondanza dei legami, l’assenza di un nucleo, la possibilità di percorsi multipli tra diversi nodi, il flusso bi-direzionale delle informazioni. Il ricorso a questa metafora fa dei policy- networks un punto di partenza ideale per i fautori delle nuove procedure, che sono i più attivi fra gli svariati sostenitori dell’immagine, in gran voga, della rete come contesto per la costruzione di una forma di società diversa dalle precedenti [Martinotti 2002], in cui pubblico e privato, locale e globale, individuo e formazioni sociali, economia e politica dovrebbero fondersi. Nello specifico, ciò che accomuna la teoria dei policy-networks alla filosofia dei recenti mutamenti è il ricorso alla rete come modalità di interazione diversa
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Informazioni tesi

  Autore: Valerio Lastrico
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Maurizio Ambrosini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 263

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