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Partecipazione, cittadinanza attiva e nuovi modelli di governance. Uno studio di caso nell’area genovese

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10 1. Il cambio di paradigma: da government a governance 1.1 La crisi del modello tradizionale di amministrazione Il modello di amministrazione cui convenzionalmente si pensa fa riferimento al paradigma razionale-burocratico. Secondo una tale concezione, le decisioni riguardanti la cosa pubblica vengono prese all’interno delle strutture dell’attore pubblico ad ogni livello, il quale, in base agli input provenienti dalla società civile, elabora le politiche che ritiene opportune in totale isolamento dalla società civile stessa, sulla base di criteri tecnico-scientifici e soprattutto del mandato popolare che lo erge a rappresentante unico e legittimo della cittadinanza di riferimento. Una volta portata a termine questa fase, tali politiche vanno poi implementate, nel caso dei servizi pubblici, da parte di enti sottoposti sempre nell’ambito del settore pubblico, secondo una rigida catena gerarchica. Una visione top-down di questo genere presuppone che gli anelli funzionalmente o territorialmente più bassi siano meri esecutori delle decisioni provenienti dal centro, mentre il versante privato e i cittadini non hanno voce in capitolo. La separazione fra pubblico e privato è netta: da una parte sta tutta una serie di attori pubblici monolitici nella loro veste di policy-makers, dall’altra il settore privato, che funziona secondo logiche totalmente estranee e separate. I cittadini, in mezzo a tale dualismo pubblico/privato, non sono che destinatari passivi (policy-takers) delle decisioni prese dall’autorità, e utenti di servizi progettati dall’alto su quelli che sono considerati i loro bisogni. Essi non hanno alcuna influenza sulle scelte politiche, salvo nelle tornate elettorali o a meno di non costituirsi in lobby più o meno potenti, e possono semplicemente limitarsi a protestare una volta che queste siano state prese. In caso di scontento, essi sono in grado di fare affidamento unicamente, nella terminologia di Hirschman [1982], alla voice, essendo loro preclusa, trattandosi come nota Lipsky [1980, 56] di non-voluntary clients, la strategia dell’exit, salvo nei casi in cui possano rivolgersi al privato per soddisfare le proprie necessità. Guardando alle effettive modalità di policy-making diffuse in particolar modo a livello locale, si può però vedere quanto tale modello, se davvero ha mai avuto effettiva applicazione, è divenuto ad ogni modo sempre più un’eccezione. Le amministrazioni pubbliche si trovano oggi di fronte a un importante stimolo al cambiamento, dovendo far fronte a una complessità istituzionale, sociale ed economica caratterizzata dalla diversificazione delle issues, ma nello stesso tempo dalla loro forte interdipendenza. I mutamenti della struttura economico-produttiva seguiti alla crisi del fordismo, la flessibilizzazione e de-standardizzazione dei rapporti di lavoro e la diversificazione degli ambiti di lavoro, con il conseguente appannamento dei riferimenti di classe, l’aumento della speranza di vita e di stabili popolazioni immigrate, le forti interdipendenze tra molteplici attori (nazionali ed internazionali) dovute ai processi di globalizzazione, e svariati altri fattori, hanno spinto verso un progressivo aumento di richieste alle
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Informazioni tesi

  Autore: Valerio Lastrico
  Tipo: Tesi di Laurea Magistrale
  Anno: 2006-07
  Università: Università degli Studi di Milano
  Facoltà: Scienze Politiche
  Corso: Sociologia
  Relatore: Maurizio Ambrosini
  Lingua: Italiano
  Num. pagine: 263

FAQ

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